XXIV GIORNATA CONTRO LE MAFIE

Pubblicato da Luca Cianflone il 22/03/2019

 SOLO RICORDANDO LE LORO MORTI, AVREMO MEMORIA DELLE LORO VITE

Lo scandire lento di nomi e cognomi, decine, centinaia, vittime tutte di un cancro tra i più terribili, la mafia.
Ognuno di quei nomi meriterebbe che la sua storia venisse raccontata: vittime di proiettili vaganti, colpiti per errore durante un agguato, bambini, donne, parenti, uccisi perché famigliari di un rivale; ci sono poi gli eroi caduti sul campo di battaglia di una guerra che spesso ci pare infinita, a volte dimenticata o peggio ancora accettata. A quel punto non resta che attaccarci alle parole di Giovanni Falcone, lette e scritte durante la XXIV edizione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, tenutasi ad Abbiategrasso in Piazza Marconi nella mattinata del 21 marzo: “ La mafia non è affatto invincibile. E’ un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani, ha un inizio ed avrà una fine ”. Questa frase ha però un seguito, spesso non citato, le parole seguenti impongono allo Stato un ruolo determinante, un ruolo che troppo spesso ha demandato a singoli funzionari, alle loro iniziative personali, alle loro coscienze ed alle loro vite, purtroppo ancora più di sovente, questa lotta è stata caricata ed è caricata tutt’ora sulle spalle di liberi cittadini; la frase si conclude così: “…Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni“.

E’ questo il senso e l’importanza della Giornata della Memoria contro le mafie 2019. L’emozione di vedere moltissimi giovani studenti abbiatensi impegnati nel tener viva la memoria di queste tragedie, è forte, ma non quanto la rabbia dell’urlo dei bambini: “ La mafia è merda “; la rabbia di uno Stato che ha reso necessari degli eroi “Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi “, questa frase è di Bertolt Brecht e racchiude il senso di quanto gridato dai bambini, impegnati nel recitare diverse tra le frasi più famose contro la mafia e le sue espressioni. L’eroe è quanto di meglio il coraggio umano possa offrire, ma la sua comparsa implica l’inefficienza dello Stato, una società non deve aver bisogno di eroi perché essi hanno un nome, una faccia, una vita… Quando la mafia ha avuto a che fare con gli eroi, ha sempre vinto! Per combattere delle organizzazioni imponenti e secolari, non può mai bastare l’eroe, serve il supporto, la coesione, l’impegno dell’apparato istituzionale. Quando lo Stato ha abbandonato la lotta, lasciando in campo solo gli eroi, essi sono caduti. Tutto questo si evince dal lavoro degli studenti e di tutti gli organizzatori della manifestazione di Abbiategrasso, come in decine di altre piazze in tutta Italia, ragazzi, adulti, insegnati, forze dell’ordine ed istituzioni, tutte uniti nel ricordo delle vittime delle mafie.
Nella lunga lista di vittime lette come un vero e proprio bollettino di guerra, si sentono risuonare con forza i nomi di Carlo Alberto dalla Chiesa, Boris Giuliano, Ciaccio Montaldo, Beppe Montana, Ninni Cassarà, Piersanti Mattarella, Antonino Agostino ed Emanuele Piazza, Antonino Scopelliti, Giuliano Guazzelli, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino… Decine di altri funzionari dello Stato e delle forze dell’ordine hanno perso la vita in questa guerra, impossibile citarle tutte in un articolo.
Insieme a loro, decine di giornalisti, preti e liberi cittadini che dell’impegno contro la mafia fecero la loro ragione di vita, pur sapendone i rischi, da Mauro De Mauro a Peppino Impastato, da Giuseppe Fava a Mauro Rostagno, passando da don Pino Puglisi, e molti, molti altri.

La mafia elimina un soggetto solo quando esso può far danni più da vivo che da morto. Falcone e Borsellino sono stati eliminati non solo per quanto fatto, ma soprattutto per quanto stavano provando a fare, come loro decine di funzionari e liberi cittadini. La mafia confida nella brevità della memoria, sperava e spera che queste vittime si possano dimenticare in pochi giorni. Per questo è fondamentale che tutti i loro nomi, le loro storie, le loro lotte, siano ricordate ed urlate nelle piazze, nelle scuole, nelle case. Il nostro silenzio sarebbe complice dei loro omicidi, non ci viene chiesto di essere eroi (non ne saremmo in grado e non sarebbe giusto), ci viene chiesto di aver memoria, non della loro morte, ma delle loro battaglie ed è quello che dobbiamo alle centinaia di vittime di questo cancro che è la mafia.
Quel lento ed incessante scandire di nomi, non serva ad altro che ad imprimere a caratteri indelebili che quelle persone sono morte perché lasciate sole, perché non si è fatto abbastanza per proteggerle.
Dobbiamo averne memoria , lasciar che questa sia difesa e valorizzata dai nostri giovani è certo una speranza per il futuro della nostra società.

 

AUTONOMIE REGIONALI

Pubblicato da Luca Cianflone il 10/02/2019

Venerdì 1 febbraio, presso la Sala Consiliare del Castello di Abbiategrasso si è tenuto un incontro pubblico sull’autonomia lombarda organizzato dalla Lega Nord abbiatense.

Alle ore 21 circa è iniziata la conferenza sull’autonomia regionale, a causa della neve, la partecipazione del pubblico non è stata eccessiva, diverse le difficoltà riscontrate anche dai partecipanti e dagli organizzatori.
Ospite e relatore d’eccezione l’assessore regionale alle autonomie ed alla cultura Stefano Bruno Galli.
Come si evinceva dal nome dell’incontro, l’assessore ha ripercorso l’iter burocratico e politico della richiesta della Lombardia per avere una propria autonomia regionale che è culminato con il referendum del 22 ottobre 2017.

Galli ha inizialmente affrontato i motivi per i quali sia opportuna una maggiore autonomia regionale, spiegando quanto sia poco efficace una gestione centralizzata gerarchia, in cui pochi compiti e mansioni siano completamente a carico di regioni, province e comuni.
Da qualche anno il processo di riforma del titolo quinto sta provando ad ottenere una linea guida non più verticistica con Roma in cima, ma una struttura orizzontale in cui i ruoli ed i compiti demandati dallo Stato possano vedere le regioni, in questo caso la Lombardia, prendere decisioni legislative ed amministrative in totale autonomia in un dialogo paritetico con lo Stato, sempre nel rispetto della Costituzione.
Molti gli esempi fatti dall’assessore, i ricorsi storici, i successi ed i fallimenti, ha inoltre spiegato ai presenti quanto fosse e sia ancora oggi impervio fare i conti, ottenere margine di manovra dalla macchina burocratica statale, sottolineando non sia solo da imputare ad egoismi od interessi, ma quanto ad una abitudine ed attitudine ormai di decenni.
La Riforma del Titolo V della Costituzione, articolo che regolamenta il rapporto tra Stato e regioni, prende spunto dal sistema di Regionalismo Differenziato spagnolo, riforma che consentirebbe ad una regione virtuosa ( parità di bilancio ) di richiedere l’accesso ad un percorso di autonomia che la porterebbe ad ottenere una maggiore indipendenza e regolamentazione specifica per esigenze regionali e non più nazionali.
In questi anni, ha aggiunto Galli ,per 5 volte diverse regioni hanno chiesto accesso a questo percorso ma in tutti i casi la loro richiesta è stata respinta.
Dal referendum del 2017 però, le carte in tavola sono cambiate, il popolo lombardo si è espresso con il 95% dei sì, dando così un’ulteriore e probabilmente definitiva spinta per l’autonomia lombarda. L’assessore ha risposto a chi considerasse questo risultato poco veritiero a causa della affluenza sotto il 40%, evidenziando che il problema più grande di questo numero è che acchiude al suo interno le centinaia di migliaia di lombardi all’estero, cittadini che non hanno potuto votare perché impossibilitati nel ritornare e che non è stato comunque possibile raggiungere nemmeno inviando loro un dispositivo elettronico utile alla votazione. Al netto di questo, la cifra percentuale degli aventi diritto al voto avrebbe sfiorato il 50%.

Si è arrivati alla prima bozza di intesa tra regione e governo dello scorso 21 dicembre, punto d’arrivo e di partenza importante per il processo di autonomia regionale, si è trovata una prima intesa sulle funzioni demandabili alle regioni, province e comuni, il dialogo è fitto e continuo, “ l’alleato è fedele “ ha continuato l’assessore riferendosi al Movimento 5 Stelle, “ho recentemente incontrato Di Maio è l’ho trovato preparato e propenso al dialogo, il vero problema sarà capire come trasferire tecnicamente le competenze, ad esempio tramite decreto, ma soprattutto sarà fondamentale scardinare la cultura centralista dell’apparato burocratico romano…”

Questi i temi affrontati con preparazione e passione dell’assessore Galli, unico assessore regionale italiano ad avere la delega per l’autonomia.

BULLISMO E STALKING

Pubblicato da Luca Cianflone il 19/12/2018

Venerdì 14 dicembre preso l’Istituto Alessandrini di Abbiategrasso si è tenuta la terza edizione del Convegno su stalking e bullismo dal significativo titolo “Orizzonti e Scuola verso la Libertà”, eventoorganizzato dall’associazione “Orizzonti “, guidata dalla Presidente Gina Arielli.
L’associazione dal 2012 organizza incontri ed eventi incentrati sull’informazione alla legalità, abbracciandone diversi aspetti, dalla mafia fino al bullismo.
L’incontro di venerdì, come si evince dal titolo, ha affrontato il tema del bullismo e delle sue “nuove” dinamiche.
A parlare ed informare i ragazzi, oltre all’Arielli e la preside dell’istituto D.ssa Aurora Annamaria Gnec, due procuratori d’eccellenza: il sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano Dott. Stefano Ammendola e il sostituto procuratore del Tribunale di Milano Dott.ssa Bianca Maria Baj Macario.

Dopo una breve presentazione ed introduzione fatta dalla Arielli, i due procuratori hanno catturato l’attenzione dei giovani cominciando ad introdurre il tema dell’incontro, partendo da alcuni racconti personali della propria gioventù, sottolineando così, che il bullismo, per quanto oggi sia molto più agli (dis)onori di cronaca, sia in realtà un vecchio problema. Ciò che oggi è radicalmente mutato, è il campo di azione del bullo, non più ristretto alla vita reale e quotidiana, ma allargato ai nuovi mezzi di comunicazione e dispositivi tecnologici.
I due procuratori hanno voluto concentrarsi maggiormente sugli aspetti che vedono i ragazzi non solo vittime, ma attori, sovente inconsapevoli, ma comunque autori di gesti ed atteggiamenti che troppo spesso rientrano nella violenza, anche se psicologica, comunque una violenza.
Questa tematica ha certamente contribuito a catturare l’attenzione dei ragazzi dell’Alessandrini e del Lombardini, coinvolgendoli in prima persona e mettendoli al corrente di quali potrebbero essere le loro responsabilità, qualora dovessero attuare determinati comportamenti che ad un giovane potrebbero apparire come scherzi o burle, ma che in realtà rappresentano reati e violenze, che giocoforza vanno a turbare la salute e la libertà di terzi. Molti gli esempi, dalla condivisione di materiali compromettenti, fino all’accerchiamento e presa di mira di un soggetto da parte di un gruppo, passando per lo stalking o anche semplicemente dalle prese in giro nei confronti di un singolo perché “colpevole” di essere diverso, come se la diversità fosse un difetto e non già una qualità da ricercare ed apprezzare in chi ci sta vicino, perché non potrebbe far altro che arricchirci.
Molti di questi atteggiamenti potrebbero esser compiuti con superficialità e leggerezza, financo da cosiddetti bravi ragazzi, magari trascinati dalle dinamiche di gruppo, quindi, l’importanza di questi incontri, durante i quali professionisti ed organi facente parte delle istituzioni, possano informare, formare ed anche mettere in guardia i giovani, ci pare determinante al fine di rendere sempre più consapevoli e preparate le nostre future generazioni.
Concetto poi ribadito dai relatori è stato quello dell’illusione dell’anonimato in internet; chiunque confidi in quello per non correre rischi, si sbaglia di grosso. Ci saranno indagini più o meno facili da eseguire, ma nella stragrande maggioranza dei casi, se non nella sua totalità, si riuscirà comunque a risalire ai responsabili e correi.

In assonanza con le parole dei procuratori, che spingevano i ragazzi a parlare con gli adulti di eventuali problemi e violenze senza vergognarsene o temerne le conseguenze, nella parte conclusiva dell’incontro una ragazza ha voluto condividere la sua esperienza personale, raccontando di come la sua omosessualità sia stata oggetto di scherno da parte di alcuni; al che il procuratore Ammendola ha rimarcato la stupidità di queste prese in giro e di quanto sia in realtà vecchia come il mondo l’omosessualità e di come non fosse degno di scandalo fin dai tempi di Platone, citando alcune frasi del Simposio del filosofo greco.

Un incontro importante e sicuramente formativo per i ragazzi, un successo per la comunità e per l’associazione, come ci ha confermato la presidente Arielli, sentita per un commento sull’esperienza:
“ Un incontro straordinario, forte di questo importante successo, posso continuare con più determinazione la mia missione. Io ci tengo molto al futuro dei ragazzi, perché, parlo anche per esperienza personale, sono convinta che il non sapere ci porta a non esser liberi, al contrario la conoscenza, il sapere, ci danno libertà di scelta e quindi avendola pagata io di persona, mi batto per la formazione dei giovani con tanto amore e determinazione. Sono felicissima per il successo e l’utilità dell’incontro, i procuratori sono stati molto umani e comunicativi, oltre che disponibili, un ringraziamento inoltre a chi ci ha ospitato ed a tutti i partecipanti. Il mio impegno e quello dell’associazione continueranno in questi mesi, cercando di proseguire con continuità questo percorso di informazione e sensibilizzazione, soprattutto per i giovani.”.

LA FIGLIA DI CHE GUEVARA AD ABBIATEGRASSO

Pubblicato da Luca Cianflone il 10/12/2018

Venerdì sera la Sala Consiliare del Castello Visconteo di Abbiategrasso ha ospitato la figlia di una leggenda: Aleida Guevara March, figlia del mitico Ernesto Che Guevara.

Parlare del padre in qualche riga iniziale sarebbe impossibile ed inutile, basta il nome e la storia di un uomo che ha cambiato la storia e gli uomini stessi. Partendo da Cuba, ma non solo, il Che ha mostrato e dimostrato al mondo la forza di un’idea, la potenza di un uomo puro e senza paura. E’ simbolo di coraggio e determinazione, di rivoluzione e resistenza, di integrità morale e libertà; la sua figura, pur essendo indubbiamente legata al comunismo ed alla sinistra, ha oltrepassato i confini politici, gli ideali di destra o sinistra, andando a rappresentare un concetto di esistenza e libertà apprezzato al di là del credo politico.

Aleida non ha parlato del padre, gira il mondo per far conoscere la situazione della sua amata Cuba oggi, presente certamente figlio di quella rivoluzione cubana che ha visto il Che protagonista con Fidel Castro, contendenti ed oppositori della superpotenza statunitense. Cuba, ubicata a qualche km dal colosso americano, decise di sfidare comunque le politiche di colonizzazione di stampo Usa, andando a trovarsi gioco forza alleata con l ‘Unione Sovietica, unico vero rivale degli States durante la Guerra Fredda. Dalla Crisi dei Missili in poi, quindi inizio anni sessanta, Cuba è stata ed è soggetta a blocchi e sanzioni da parte degli Usa. La Guerra Fredda è finita, in realtà non poi tanto, ma l’ostilità del gigante Golia nei confronti di Davide è rimasta.
Congiuntamente al blocco economico, si è parlato anche del processo di creazione della nuova Costituzione che sta affrontato Cuba, un momento storico per lo stato americano.
“L’ultima parola deve essere quella del popolo” questo il mantra che a Cuba regna, il processo di democratizzazione è in corso ed il popolo vuole essere protagonista ed artefice di questo processo, che indubbiamente dovrà comprendere una Costituzione che rappresenti gli ideali del popolo stesso.
Si è parlato molto della prepotenza statunitense, le ingerenze che gli Usa hanno su Cuba e su gran parte dell’America Latina e Centrale, di come all’estero, in Europa in particolar modo, si tenda ad ignorare quello stato di cose, di quanto l’embargo premi sulla quotidianità delle persone comuni. Aleida ci richiama ad un senso di solidarietà e rivolta contro quello che paesi come Cuba hanno subito e continuano a subire… Purtroppo crediamo che Aleida conosca poco gli italiani, o che sia un’inguaribile ottimista… Non siamo un popolo di rivoluzioni e non abbiamo soprattutto la ben che minima unità per poter comprendere e difendere la libertà ed il rispetto che Stati come Cuba reclamano da decenni.
L’occidente è indissolubilmente ormai legato assieme, il volere e gli interessi di uno Stato poco influenzano le scelte di Ue e Usa. Oggi qualcosa si muove, nel senso che qualcuno sta iniziando a portare sul tavolo di discussione il tema delle sanzioni estere, mossi non già da temi umanitari, ma da motivazioni economiche, ma che comunque stanno facendo emergere le reali motivazioni che queste sanzioni inseguono.
Il tema delle sanzioni a Russia ed Iran è spesso sollevato dai politici europei, probabilmente solo per esercizio politico, fatto sta che sta riportando al centro del dibattito l’utilità delle sanzioni e restrizioni contro determinati Stati. Se per Iran e Russia le motivazioni, peraltro molto discutibili, sono imputabili a comportamenti geopolitici, il “ bloqueo” nei confronti di Cuba sembra rappresentare sempre di più la prepotenza Usa nei confronti di un Paese che ha osato sfidare il proprio predominio e per questo deve esser punito.

Nelle parole e nella passione di Aleida si legge l’anima di un popolo orgoglioso, unito e convinto nel suo percorso, un popolo vivo e vivace, sempre pronto a lottare per la propria dignità e libertà.
La Guevara dopo averci raccontato tutto ciò, ha risposto alle domande della sala, moltissime le persone presenti, soffermandosi alla fine per foto e saluti con tutti.
La serata è stata resa ancora più emozionante grazie all’esecuzione toccante di una canzone tradizionale, da parte di due bimbe cubane, “lontane fisicamente dalla loro terra, ma vicine con il cuore”.
Una serata sicuramente costruttiva che ci ha permesso di avere un più ampio quadro della situazione geopolitica mondiale.