SANREMO 2018 MONOLOGO FAVINO -SA(N)REMO RAZZISTI

Pubblicato da Luca Cianflone il 13/02/2018

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Ad una settimana esatta dall’inizio del Festival di Sanremo quale eco ancora ci richiama al concorso canoro? Musica, canzoni, gossip, strafalcioni, ospiti o aspiranti suicidi…?
No!, la voce che ci riporta a parlare di Sanremo è quella di Pierfrancesco Favino, voce prestata ad un commovente e potente monologo sull’estraneità. Certo la mia speranza era che se ne parlasse per riflettere, per far tutti un po’ i conti con noi stessi, riuscendo magari ad immaginarci al posto ” loro “… Invece no! Il grido dell’attore romano è riuscito a far cadere le maschere. Chi ha usato quell’urlo di straniero come nuovo pretesto per parlare di elezioni, per reclamare “par condicio” e far polemica sull’uso della rete pubblica, altro non ha fatto che mostrare una volta di più le sue qualità morali. In che diavolo di mondo siamo? Da quando l’accoglienza, l’uguaglianza, i diritti delle persone, la vita degli esseri umani sono diventati argomenti di UNA parte politica? Perchè criticare un bellissimo ed intenso monologo bollandolo come spot politico?
Personalmente credo sia stato un autogol clamoroso; perchè parlare di buonismo o addossare a Favino intenzioni politiche? Oltre all’ignoranza emersa dal non aver capito il soggetto, traspare da quei politici ( e non solo) la loro volontà di cavalcare e sostenere l’onda del razzismo, sorella del fascismo.
Come nell’antico teatro greco, quando alla fine dello spettacolo gli attori solevano togliersi le maschere e presentarsi per gli applausi, qui non fu l’attore a mostrarsi, le uniche maschere cadute, son quellE dei cavalcatori d’odio, mi auguro non prendano applausi…

MONOLOGO FAVINO

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PROTESTE IRAN-ISRAELE AMMETTE SUE INTROMISSIONI

Pubblicato da Luca Cianflone il 11/01/2018

ARTICOLO DI: Tali Heruti-Sover PER IL SITO haaretz.com
TRADUZIONE  E COMMENTO DI LUCA CIANFLONE

Il capo del Mossad Yossi Cohen ha affermato in una rara apparizione pubblica martedì scorso che Israele “ha occhi, orecchie e anche di più” in Iran. Parlando ad una conferenza del ministero delle finanze, Cohen è intervenuto in merito alle proteste in corso in Iran, dicendo che i civili iraniani starebbero protestando contro gli attuali problemi economici della Repubblica Islamica “perché nonostante le alte aspettative del popolare, Rohani non è riuscito agli occhi di gran parte della popolazione a migliorare la situazione economica “. Cohen ha aggiunto che “questa realtà sta spingendo le persone nelle strade, ma bisogna moderare le aspettative: mi piacerebbe vedere una rivoluzione, ma i manifestanti devono affrontare le forti oppositori. Nel contempo vediamo che l’Iran sta investendo sempre di più in sicurezza al fine di sostenere le sue aspirazioni di influenza in tutto il Medio Oriente “.

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Secondo Cohen, ci sono stati inoltre cambiamenti radicali nella lettura degli Stati Uniti della situazione in Medio Oriente dall’inizio della presidenza Trump; oltre ad un processo di rafforzamento dei legami tra Israele e gli Stati Uniti: “Vediamo un buon cambiamento che potrebbe tenere conto degli interessi di sicurezza israeliani, e così facendo aiuterà la nostra lotta per cambiare la direzione dell’influenza iraniana”. Ha sottolineato il seguente punto: “Il Mossad ha l’obbligo di ottenere una completa superiorità nel mondo dello spionaggio: non possiamo essere secondi a nessuno in termini di forza lavoro, difesa dagli attacchi informatici, nello spionaggio, non possiamo non essere i migliori”… 

 Domenica scorsa, il gabinetto di sicurezza israeliano si è riunito per un lungo incontro sulla situazione ai confini libanese e siriano. Funzionari israeliani di alto livello, tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Avigdor Lieberman, hanno espresso preoccupazione per gli sviluppi sul fronte settentrionale, per via della crescente influenza dell’Iran nella regione. Israele è altresì in allerta per la ricostituzione dell’arsenale missilistico del regime siriano di Assad, che sarebbe stato utilizzato per combattere i ribelli, e per la creazione di avamposti iraniani in Siria e in Libano.

ARTICOLO ORIGINALE IN INGLESE SU www.haaretz.com
TRADUZIONE DI LUCA CIANFLONE

 

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Queste dichiarazioni del capo dell’ agenzia di intelligence israeliana vanno a sommarsi ad altri indizi e quindi prove, che possono, ora, farci capire chi abbia avuto ed abbia tutt’ora l’interesse a fomentare i disordini in Iran. Oltre a queste implicite confessioni, si sommano alle prove d’accusa ad agenti esterni l’atteggiamento di Usa ed Israele, l’arresto di ( ex ) agenti CIA in territorio iraniano e non ultima la falsa notizia dell’ arresto dell’ ex presidente Ahmadinejad circolata qualche giorno fa; notizia rifilataci da tutto il mainstream ma la smentita quasi sottaciuta, con il chiaro intento di far credere all’opinione pubblica che i mandanti delle sommosse fossero identificabili in persone vicine al conservatore ed ex presidente Ahmadinejad, in accordo quindi con la Guida Suprema sciita Khamenei.
Tenuto conto di tutto ciò, la matrice di quelli scontri e le motivazioni, ci paiono oggi smascherati…

SCONTRI IRAN- CHI DESTABILIZZA IL PAESE?

Pubblicato da Luca Cianflone il 06/01/2018

Da alcune ore la situazione in Iran pare esser tornata sotto controllo delle forze governative, o perlomeno entro margini accettabili.
Le proteste ed i conseguenti scontri sembrano anche questa volta sedati come già altre volte in questi ultimi anni.
Nelle scorse giornate inoltre, migliaia di persone sono scese in piazza per sostenere il lavoro del governo e per stigmatizzare gli scontri dei giorni scorsi, etichettandoli come proteste strumentali e fomentate da chi vuole destabilizzare il paese e la presidenza Rohani.

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Un racconto completo dovrebbe partire perlomeno dalla rivoluzione del 1979, anno che ha visto salire al potere la fazione islamica sciita, il quale ha imposto fin da subito un regime duro ed ortodosso guidato dalla  Guida Suprema Khomeyni. Da allora la teocrazia ( se di teocrazia si tratta) è parsa sempre più consolidarsi. Sbagliano quelli che considerano l’opera di Khomeyni un salto indietro, un ritorno al medioevo mussulmano, la sua ascesa e l’impostazione data alla Repubblica islamica iraniana ebbero molto di innovativo e progressista sia per quanto riguarda gli sciiti ma anche per il mondo islamico tout court.
Come dicevo mi sarebbe impossibile riassumervi questi concetti ed informarvi di tutto ciò che avvenne dal 79 ad oggi, sarò quindi il più possibile didascalico.
Khomeyni come detto sale al potere nel 79 tornando dal suo esilio francese e scalzando lo Shah Palevhi, molto vicino agli americani. Forzando il paese ad un ritorno alla legge coranica ma soprattutto escludendo gli Usa e non solo, dal controllo di molto del petrolio iraniano, la nuova Repubblica islamica si attirò quindi l’inimicizia americana. Questa condusse il paese a numerosi scontri e guerre per procura con gli Usa, nonchè alle famose sanzioni e restrizioni con la motivazione delle armi atomiche… L’Iran entrò quindi nella ” black list” americana e di conseguenza dell’occidente. Gioco forza nelle questioni geopolitiche i persiani si sono ritrovati dallo stesso lato di Russia e Siria, ad esempio come nell’ultima crociata degli Usa contro il Presidente siriano Assad. Le occasioni di conflitto furono e sono molte, Saddam Hussein,  la questione palestinese, la supremazia in Libano e per ultimo, forse il conflitto più intrinseco e radicato della regione, lo scontro tra la locomotiva sciita iraniana e quella sunnita saudita.

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In tutto questo corollario di elementi riprendo il mio tentativo di racconto dal 2009, quando a causa della rielezione di Ahmanidnejad, candidato supportato dalla Guida sciita Khamenei, successore di Khomeyni morto nell’89, si ebbe l’ Onda Verde, una vera e propria ondata di proteste violente; quella volta sì, facilmente interpretabili. Infatti i rivali politici di Ahmanidnejad accusarono di avvenuti brogli elettorali a sfavore dei candidati riformisti e moderati.
Come 10 anni prima, anche nel 2009 Khamenei rimase comunque ben saldo alla guida del partito sciita e quindi del paese.
Una volta caduto Ahmanidnejad, nel 2013 venne eletto il moderato Rohani, candidato comunque in buoni rapporti con il clero conservatore ma comunque esponente del partito Verde nato dalle proteste del 2009 e quindi potenzialmente in grado di intraprendere quelle riforme che il popolo chiedeva a gran voce, stanco dell’isolamento politico, soprattutto economico, in cui i leader sciiti conservatori lo avevano trascinato. In questi ultimi anni si è fatto molto in quanto a politica interna, un leader moderato ha certamente spinto il paese verso una maggiore libertà e maggiore democrazia, ma i benefici economici e di benessere che i cittadini si attendevano, tardano ad arrivare.
Nei passati due anni, Rohani è riuscito nel tentativo di rivedere e possibilmente annullare le sanzioni imposte dagli Usa, grazie a questo suo lavoro di diplomazia è stato rieletto nel 2017 e guida ancora oggi il paese, ma la sua posizione pare non esser solidissima.
Il popolo e l’economia iraniana confidavano che senza restrizioni l’Iran sarebbe definitivamente ripartito, la miriade di giovani disoccupati avrebbe trovato lavoro e le imprese avrebbero avuto una maggiore facilità di accesso ai crediti e ad opportunità estere, ma tutto questo sta mancando. Il processo di globalizzazione iraniano sta avendo intoppi interni ed esterni. Se da una parte c’è il clero ortodosso diffidente nell’aprire le porte all’occidente, tanto più agli americani che paiono non voler fare altro che trovare un altro mercato da colonizzare, dall’altra parte c’è il popolo che chiede e vuole che questo passaggio risulti efficace.

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In forza di tutto ciò, la mia lettura degli scontri delle settimane scorse è doppia: una pista mi porta ad ipotizzare che la parte più conservatrice del partito volesse destabilizzare ulteriormente il lavoro di Rohani, palesando le mancanza di risultati concreti e quindi l’inutilità della linea moderata. L’altra pista è quella evidenziata da Khamenei stesso, cioè che potenze estere interferirebbero nel governo del paese, spingendo ed invogliando gli scontenti nel destabilizzare la nazione, scatenando l’ennesima rivoluzione per procura ed a quel punto intervenire a sostegno dei politici che avranno scelto loro e “conquistando” così l’ennesimo territorio, come un moderno Risiko…
Se le piste credo possano esser queste, la meta mi pare possa esser la stessa. Il risultato sarà comunque quello di rinforzare la parte conservatrice del partito. Inficiando il lavoro di Rohani non si andrà mai a trovare uno spirito moderato se non addirittura laico nella politica iraniana; il paese non è pronto per quel passaggio, minando il programma del presidente, il popolo tornerà a rifugiarsi da chi in questi anni era parso costretto a fare un passo indietro, spinto da una crescente voglia di apertura e globalizzazione che sembrava garantire più di quello che prometteva il clero! Ora i conservatori potrebbero prendere a pretesto questi scontri per riportare l’Iran indietro di qualche passo. con Rohani si stavano ( spero si continuerà ) facendo passi in avanti, l’Iran è molto meno chiuso ed “estremista” dell’Arabia Saudita, la donna ha un ruolo rispettato e di crescente indipendenza nel paese, il 60% dei laureati sono donne, fin dai primi anni della rivoluzione hanno potuto votare, c’è sì l’obbligo del velo in determinati ruoli come la telegiornalista, ma grazie a quel velo si può fare, una donna non può cantare in pubblico a meno che non ci sia con leii un uomo sul palco, e molto ancora ci sarebbe da dire. So che possono sembrare banalità e misere conquiste, ma l’importante è fare passi in avanti, seppur piccoli, continuare a percorrere quella strada che porta ad una maggiore libertà e rispetto dei diritti umani. Tutto quello avvenuto in queste ultime settimane mi auguro non riporti il popolo iraniano indietro di qualche step e non impedisca al paese di aprirsi ulteriormente al mondo, pur mantenendo i valori islamici ed anzi, mostrando al mondo come l’Islam possa convivere con la modernità rimanendo fedele a se stesso.