Category Archives: Arte e Cultura

ROBERTO SAVIANO E L’ODIO SEMINATO DA SALVINI

Pubblicato da Luca Cianflone il 19/06/2018

Assurdi molti dei suoi post, allucinanti alcune sue accuse, ma il tweet in cui paventa la scelta di togliere la scorta a Roberto Saviano è qualcosa che nessuno, nemmeno il suo più accanito sostenitore dovrebbe poter accettare.
Il livore di Matteo Salvini in questi ultimi mesi ha raggiunto livelli paradossali, smascherandolo per quello che è…
Queste minacce si sono susseguite ed incrementate durante lo scontro sul tema dei migranti.

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Il motto ” prima gli italiani ” e la sua efficacia sui nostri ( vostri ) istinti ed emozioni è per me comprensibile;  per la maggioranza che appoggia Salvini e non è razzista, con questi ultimi non mi interessa parlare, il messaggio ha colpito nel segno, a furia di ripeterlo,  molti si sono convinti che la soluzione per uscire dalla crisi sia l’abbattere i costi dell’immigrazione, i famosi 5 miliardi! Poco importa che vi sia stato spiegato la natura di questi soldi, e che comunque non potremmo usarli per altro; tralasciamo questo, io mi chiedo solo perchè non mettiate così tanta foga e rabbia esigendo una lotta ferrea contro mafia e corruzione, lì i miliardi  (tralascio l’aspetto etico e morale che dovrebbe bastare da solo) , sono circa 300! Altro che 5.
Dicendo ciò, non significa negare i problemi dell’immigrazione, tutt’altro. Se avessimo la mente lucida e la usassimo per bene, dimenticando la voce della pancia, della rabbia, pretenderemmo da quella lotta gli investimenti che mancano per noi italiani. Mafia e corruzione vanno colpite anche nell’ambito dell’immigrazione. Nessuno nega, tanto meno Saviano, il fatto che molto spesso mafiosi e para-mafiosi lucrino su tale fenomeno; questo accade però perchè manca lo Stato. Non possiamo accusare per esempio le Ong di collaborare con gli scafisti, non può spettare a loro la repressione, loro soccorrono vite, è lo Stato che a volte le obbliga a trattare ed essere sfruttate dai trafficanti.

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La risposta a questo problema pare ve l’abbia data Salvini: smettiamola di soccorrere e prima o poi la finiranno…
Ammesso e concesso che davvero crediate possibile di poter diminuire in tal modo le partenze, tra quel ” prima ” e quel “poi”, vi siete chiesti cosa ci sia? O meglio chi vi sia, quali e quante vite ci siano tra quelle che per voi sono solo due parole?
Meno impegno dello Stato, meno investimenti, meno accoglienza non significa altro che meno controlli e questo porterà ad aumentare il traffico di esseri umani di mafiosi e trafficanti.
La soluzione? Non esiste una soluzione semplice ad un tema del genere…
Bisognerebbe partire dal perchè si siano destabilizzati certi paesi, chi ne abbia tratto giovamento… Bisognerebbe parlare di quei paesi che noi chiamiamo moderati solo perchè comprano le armi da noi o in cambio di soldi tengono migranti segregati in lager e che spesso hanno tratto giovamento da queste guerre e le hanno incentivate.
I temi sarebbero molti, i problemi alla radice diversi, ma l’atteggiamento del Ministro Salvini non può essere la risposta a questi.
L’Europa potrebbe far di più? Certo, deve! Ci sono situazioni critiche di mancata integrazione sulle quali agire? Giustissimo!
Ma tutto questo non deve esser discusso sulle spalle di essere umani; il salvataggio, l’accoglienza e l’integrazione devono essere capisaldi del nostro Stato, perchè solo passando da lì potremo un giorno guardarci indietro con soddisfazione, sapendo che il nostro Stato, cioè noi, avremo fatto il massimo.

Tornando all’orrendo messaggio di Salvini e sulla minaccia di levare la scorta a Saviano, ricordo che è lo Stato, le forze dell’ordine e la magistratura, a ordinare la scorta per un soggetto. Saviano potrà starvi antipatico quanto volete, opinioni personali che non condivido ma accetto, quello che però nessuno credo debba accettare è che un politico, ora ministro, possa permettersi di minacciare un privato cittadino di annullargli quella protezione che lo Stato ha ritenuto di assegnarli perchè ha riscontrato un pericolo per la sua incolumità.
Se Salvini rispettasse davvero il lavoro delle forze dell’ordine, quindi le loro valutazioni, sarebbe come  voler condannare Roberto Saviano, uno scrittore, un giornalista, un italiano, un uomo.
Chiunque poi conosca minimamente le vite e le storie di chi è ” condannato ” dalle mafie a viver sotto scorta, non potrebbe mai dire o condividere un’assurdità del genere, tanto più criticare Saviano non perchè dice cose sbagliate, ma perchè ha la scorta, vive all’estero ed è pagato… Saviano ha la scorta perchè lo Stato crede che sia in costante pericolo, camorristi intercettati ne hanno comandato l’uccisione, aspettano forse che la gente lo critichi e attacchi, come molti, caricati da Salvini, stanno facendo in queste settimane… Saviano vive all’estero per la sua sicurezza e per una parvenza di vita normale, una parvenza ribadisco. Saviano è pagato perchè è un divulgatore, è uno scrittore ed è un pensatore, quello è il suo lavoro.
Quindi criticate pure i temi, la sua visone, dite che è presuntuoso, saccente, antipatico, che non vi piace come scrittore  e neanche come pensatore, ma lasciate fuori tutto il resto…

GIOVANNI FALCONE ASPETTA RISPOSTE

Pubblicato da Luca Cianflone il 23/05/2018

Oggi 23 maggio è l’anniversario dell’uccisione di Giovanni Falcone, della compagna e della scorta, nell’attentato dinamitardo di Capaci del 1992.
Il mio articolo che allegherò di seguito è di qualche anno fa ma la situazione non è cambiata molto…
Con la sentenza e le condanne avute al ” Processo trattativa Stato-mafia” l’urlo di chi vuole giustizia e verità non può che esser cresciuto.
Un Paese libero e civile, preso atto dell’ennesime evidenze emerse, dovrebbe con tutti i suoi organi ed istituzioni pretendere risposte, invece continua ad incensare Falcone, ricordandone la scomparsa quasi con sollievo e tralasciandone l’impegno di una vita.
La colpa è anche della gente comune, di noi cittadini, forse storditi da reality show e valzer politici, non esigiamo con forza giustizia e verità, non chiediamo che lo Stato si assuma le sue responsabilità e soprattutto non escludiamo dalla politica chi di quelle vicende fu partecipe, complice od silenzioso osservatore. Abbiamo forse smesso di fare il “tifo” per Falcone e Borsellino?

GIOVANNI FALCONE

PUBBLICATO DA LUCA CIANFLONE IL 23/05/2014

FALCONE AVANZA DALLO STATO DELLE RISPOSTE
LA SUA MORTE E QUELLA DI BORSELLINO SONO ANCORA AVVOLTE NELL’OMBRA

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La storia di Giovanni Falcone non va ricordata solo per quello che lui ha fatto contro la mafia, va ricordato, ribadito, gridato ad alta voce, tutto quello che altri, hanno fatto contro di lui, criticandolo, delegittimandolo, offendendolo, accusandolo e diffamandolo.
Dalla strage del 23 maggio 1992, in cui vennero uccisi il magistrato, la compagna Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta Vito SchifaniRocco Dicillo e Antonio Montinaro, si è potuto osservare un fiorire di amici e sostenitori di Falcone, nella realtà le cose andarono diversamente…
L’impegno del giudice siciliano, nato a Palermo nel 39, inizia nelle pretura di Lentini nel 1965 a soli 26 anni, l’anno seguente, venne trasferito al tribunale di Trapani, dove rimase per 12 anni, per poi far ritorno a Palermo sempre occupandosi di diritto civile. Nel 1979 si ebbe la svolta della sua vita, Falcone accettò l’offerta di Rocco Chinnici che gli consentì di occuparsi dell’ufficio istruzione della sezione penale, dove ritrovò il suo amico d’infanzia Paolo Borsellino. In questo contesto Giovanni studia la mafia, ne cerca i punti deboli e ne intuisce le peculiarità, capisce l’importanza di seguire le scie che i soldi sporchi lasciano, per trovare i pezzi grossi di questo malaffare, ma già allora richiama su di se tanta invidia, probabilmente il sentimento della mediocrità al cospetto di un grande impegno non solo lavorativo, ma morale. Dal diario di Chinnici emersero le parole dell’allora procuratore generale Pizzillo, il quale chiedeva a Chinnici di sommergere Falcone di processi semplici, impedendogli di scoprire alcun che, perchè stavano distruggendo l’economia siciliana.
In questo contesto nasce il Pool antimafia, creato da Chinnici, e proseguito da Antonino Caponnetto, dopo l’assassinio del primo ad opera della mafia. Nel 1984 si concretizza la realizzazione del Pool, diretti da Caponnetto collaborano 4 magistrati, Falcone, Borsellino ( i due fuoriclasse), Di Lello e l’ultimo aggiunto Guarnotta. Grazie al lavoro del Pool si riescono a riunire tutti i puntini della moltitudine di processi in cui si sentiva odore di mafia, costituendo un disegno unitario in cui i fenomeni mafiosi venivano riassunti in un’unica associazione, favorendo così la perseguibilità della stessa e facilitando i magistrati e i giudici nei loro compiti.

Il vero successo di Falcone, Borsellino e dei loro colleghi fu l’istituzione del Maxiprocesso. Un contributo determinante lo dette il collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta. La testimonianza del cosiddetto pentito, si unì ai veri e propri studi fatti da Falcone sulle migliaia di pagine di faldoni accatastati e  ormai coperti di polvere. La paura, il pericolo era che come già altre volte, l’enormità del processo rendesse problematico il suo successo, ma Falcone aveva lavorato bene, il suo esempio era seguito in tutte le procure, il giudice diventò il “Maradona” della magistratura. Paolo e Giovanni nell ’85 furono trasferiti all’Asinara per motivi di sicurezza, a Palermo non si era in grado di tutelare i due magistrati, erano stati appena assassinati il commissario Montana e il dirigente di polizia Cassarà e, quindi, li si spedì con le famiglie nel carcere dell’Asinara per completare l’impostazione del Maxiprocesso, salvo poi, come raccontato con ironia dal giudice Falcone chiedere  il conto del loro “pernottamento” durante la “vacanza”…

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Il suddetto processo,  iniziato nell’ 86, si concluse con un successo clamoroso del Pool e di Falcone in primis, la testimonianza di Buscetta risultò efficace e nell’ 87 la sentenza fu esemplare, 19 ergastoli, più di 2000 anni di reclusione, condannate oltre 300 persone, ma soprattutto si affermò con chiarezza l’esistenza della mafia, si sancì un punto di non ritorno  sulla lotta alle cosche mafiose. Ma la gioia di quel successo venne presto smorzato…
Nel gennaio 1988 il CSM dovette scegliere il successore di Caponnetto alla direzione del Pool, il posto spettava senza ombra di dubbio al naturale successore Falcone, ma il Consiglio scelse Antonino Meli perchè con più anzianità, dimenticando, tralasciando, il fatto che l’esperienza di Giovanni nella lotta alla criminalità organizzata era inarrivabile non solo in Italia, ma in tutto il mondo!
Questa bocciatura di Falcone scatenò un forte dissenso, Il magistrato si sentì tradito, abbandonato e soprattutto esposto alla vendetta della mafia perchè delegittimato. Dopo l’assassinio di Giovanni, Borsellino e Chinnici dichiararono che il loro amico aveva iniziato a morire nel gennaio 88. Falcone riprende il suo posto di servitore dello Stato nella procura di Palermo, tra veleni e contrasti, Meli finì per distruggere il Pool, costringendo l’eroe del Maxiprocesso a chiedere il trasferimento.
Da Marsala si alza l’urlo di protesta a sostegno dell’amico da parte di Paolo Borsellino, Falcone sembrava arrendersi e Paolo si schierò a  sua difesa ed a tutela del Pool ormai in disfacimento. In seguito venne ritirata la richiesta di trasferimento ma la situazione non migliorò, Falcone si vide inoltre preferito Sica, alla guida  dell’Alto Commissariato per la lotta alla Mafia, ma non si arrese e continuò il suo lavoro e il suo impegno antimafia.

Lettera di Giovanni Falcone al CSM, Palermo, 30 luglio 1988
Ho tollerato in silenzio in questi ultimi anni in cui mi sono occupato di istruttorie sulla criminalità mafiosa le inevitabili accuse di protagonismo o di scorrettezze nel mio lavoro. Ritenendo di compiere un servizio utile alla società, ero pago del dovere compiuto e consapevole che si trattava di uno dei tanti inconvenienti connessi alle funzioni affidatemi.[…] Paolo Borsellino, della cui amicizia mi onoro, ha dimostrato ancora una volta il suo senso dello Stato e il suo coraggio denunciando pubblicamente omissioni e inerzie nella repressione del fenomeno mafioso che sono sotto gli occhi di tutti. Come risposta è stata innescata un’indegna manovra per tentare di stravolgere il profondo valore morale del suo gesto, riducendo tutto a una bega tra «cordate» di magistrati, a una «reazione», cioè, tra magistrati «protagonisti», «oscurati» da altri magistrati che, con diversa serietà professionale e con maggiore incisività, condurrebbero le indagini in tema di mafia. […]
QUI LETTERA COMPLETA
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Il periodo più nero di Falcone doveva ancora arrivare, il 21 giugno 1989 il giudice fu vittima di un attentato per fortuna fallito. L’attentato venne a coronamento di mesi in cui Giovanni fu vittima di numerose accuse assurde da parte di lettere anonime spedite dal cosiddetto “corvo”, nelle quali si metteva in dubbio il valore e i metodi di Falcone, arrivando a dire che si lasciò  il pentito Contorno libero di prendersi la sua vendetta. Le accuse naturalmente non trovarono nessun tipo di conferma, ma l’idea era che diffamando, diffamando, qualcosa sarebbe rimasto.
L’attentato era organizzato in modo che quando il giudice e i suoi colleghi ospiti nella villetta di Falcone, si sarebbero diretti in spiaggia, sarebbe stato azionato il detonatore e fatto esplodere l’ordigno contenuto in una borsa da sub, composto da 58 candelotti di dinamite. La strage fortunatamente fallì, i magistrati ritardarono la pausa e successivamente la borsa fu individuata dagli uomini della scorta, che diedero l’allarme e misero i magistrati in sicurezza.
I protagonisti, i mandanti e le dinamiche dell’attentato sono ancora avvolte nel dubbio; da subito si cercò di sminuire l’atto, classificandolo come gesto intimidatorio, altri ancora accusarono il giudice di aver organizzato egli stesso l’attentato per farsi pubblicità… Da parte sua Falcone si trovò costretto a reagire e rilasciò un’intervista in cui parlò di “menti raffinatissime” e di “centri occulti di potere, capaci di orientare anche le scelte di cosa nostra”.
In questi ultimi anni sono state riprese le sentenze su questo fallito attentato anche grazie a dichiarazioni di alcuni pentiti implicati in prima persona nella vicenda. Le ricostruzioni dell’accusa fanno emergere le figure di due agenti riconducibili al SISDE, Agostino e Piazza, i quali agirono in prima persona affinchè gli uomini della scorta trovassero i candelotti.
I due agenti furono successivamente eliminati dalla mafia, uno ucciso con la moglie sulla soglia di casa davanti al padre, l’altro ucciso e sciolto nell’acido. Al funerale di Agostino, Falcone volle parteciparvi e dichiarò al padre dello stesso, che lui a quelle bare, doveva la vita.
Il peggio doveva ancora arrivare, Giovanni Falcone negli ultimi suoi anni di vita, venne criticato da amici e colleghi;  si criticò la scelta di Giovanni di accettare il ruolo propostogli da Martelli nella  Direzione Generale degli Affari Penali, vecchi amici come Orlando lo accusarono di tenere le carte con accuse ai politici chiuse nei cassetti, lo si accusò di essere poco aggressivo nella lotta dei politici collusi, credendo Falcone non indipendente, perchè facente parte del governo.
Queste accuse erano per la maggior parte fatte per scopi politici, non si perdonava a Giovanni l’appartenenza ad un governo che era implicato con diversi membri in relazioni dubbie con ambienti malavitosi.
Dal canto suo Falcone rispose con i fatti, combattendo la mafia con leggi specifiche ed essenziali per il contrasto alle organizzazioni, grazie alle sue conoscenze pratiche acquisite nel corso della sua carriera,leggi come il 41 bis, legge sui collaboratori di giustizia e confisca dei beni.
Arriviamo al 23 maggio di 22 anni fa, Falcone viene fatto saltare con un ordigno posizionato sotto l’autostrada all’altezza dello svincolo di Capaci. La sua morte arriva qualche mese dopo la sentenza di Cassazione del Maxiprocesso in cui erano stati condannati i boss del calibro di Riina e Provenzano. La risposta di Riina non si fa attendere, Falcone fu vittima della vendetta della mafia vincente dei corleonesi; Brusca e Gioè, due esponenti di cosa nostra fecero esplodere la carreggiata sotto le due macchine che accompagnano il giudice e la compagna a Palermo. Falcone morirà tra le braccia di Paolo Borsellino in ospedale, Paolo lo raggiungerà pochi giorni dopo, nella strage di Via D’Amelio.
Le morti dei due eroi della lotta alla mafia sono ancora oggetto di disquisizione nelle aule di tribunale, oggi inizia il processo Capaci Bis a Caltanissetta, il quale, insieme al Borsellino Quater, dovrà ricostruire la verità sulle due stragi, inserendo i due attentati nel contesto della ormai accertata trattativa Stato-mafia; dicendoci se la morte di Falcone è dovuta solo al volere di cosa nostra o se anche il suo sacrificio potrebbe essere stato parte determinante di quella trattativa che sembra aver visto Paolo una vittima essenziale, affinchè questo dialogo potesse essere segreto ma efficace, a tutela di quei politici collusi e minacciati dopo la sentenza di Cassazione del Maxiprocesso.
Prima ci dicevano che non ci fu nessuna trattativa, ora grazie ai pentiti mafiosi od ai loro figli, sappiamo che ci fu trattativa, allora ci hanno detto che ci fu, ma fu indispensabile per placare le stragi; le accuse sembrano evidenziare proprio il contrario, le stragi furono acuite per aumentare il peso della mafia al tavolo della trattativa Stato-mafia. Cosa ci diranno tra un po’? Certo, fosse per i nostri politici, verità non ne verrebbero a galla; chi per collusione, chi per senso di decenza dello Stato, non sembra che i membri, o ex membri delle istituzioni, si stiano impegnando affinchè si arrivi alla verità, anzi, il loro impegno lo stanno mettendo, ma al fine di impedire che questi processi, Palermo su tutti, possano arrivare a scoprire quelle verità scomode che abbiamo ormai intuito.
Falcone ogni anno viene ricordato e glorificato nelle piazze, i politici si sfidano a spedire la corona di fiori più bella, ma spesso si dimenticano di lottare e contribuire affinchè la sua memoria venga ripulita da tutte quelle ombre ed ingiustizie che l’hanno inquinata; non devono dimenticare, inoltre, di ricordare quanto lo Stato ed alcuni suoi membri, possano essere non sempre schierati dalla parte della giustizia, mettendo questo valore spesso in secondo piano, rispetto al proprio interesse.
La domanda che ancora attende risposte è, perchè se l’attentato dell’Addaura è riconducibile ai Servizi Segreti deviati, la strage di Capaci è un’altra cosa? Perchè quelle menti raffinatissime, di cui parla Falcone, non possano aver collaborato alla sua uccisione ?
I misteri sono ancora tanti, l’unica cosa che sappiamo per certo è che dobbiamo difendere con tutta la nostra forza il lavoro di Giovanni, imparare dal suo esempio, migliorando noi stessi, per poter migliorare il nostro paese e le nostre istituzioni, ricordarci di quanto lui e Paolo considerassero fondamentale il supporto della gente; nei giorni del Maxiprocesso Falcone disse all’amico Borsellino: LA GENTE FA IL TIFO PER NOI! Questo dobbiamo ricordarlo, i magistrati hanno bisogno del sostegno delle persone per bene, hanno bisogno di NOI, non importa se spaventati, la paura è l’anticamera del coraggio!

 

NIBALI – ABBIATEGRASSO INIZIA IL SUO GIRO ROSA

Pubblicato da Luca Cianflone il 08/05/2018

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Vincenzo Nibali ha regalato emozioni semplicemente parlando da un palco e, giuro, non aveva con sè nessuna bicicletta. Ha entusiasmato gli appassionati di questo sport, scendendo in particolari e rispondendo in modo simpatico a qualche domanda anche provocatoria dei due giornalisti Meda e soprattutto Pastonesi, il quale l’ha sfidato ad un botta e risposta con domande curiose ed originali, tipiche del suo stile.
Vincenzo non si è tirato indietro: prenderebbe volentieri una pizza con Visconti ma rinuncerebbe a condividerla con Chris Froome e Tom Dumoulin, dovendo essere la pizzata un piacere.
Dopo aver risposto ad altre domande curiose su abbigliamento e preferenze culinarie, il campione ha affrontato argomenti più delicati.
Ha dichiarato che sovente il regolamento viene applicato con modalità e tempistiche diverse per alcuni corridori, ha parlato del suo passato da “gregario“ parlando anche della sua esperienza in corsa con Andrea Noè, della sua amicizia con Peter Sagan e dell’assenza di regali nel ciclismo, parlando più che altro di una sorta di rispetto da parte di alcuni colleghi ed amici. Ha svelato poi le sue salite e discese preferite ed ha descritto la sua recente impresa alla Milano-Sanremo.
Nibali ha poi svelato parte del libro presentato nell’occasione, “ La quinta tappa “, raccontando trucchi ed atteggiamenti che gli hanno permesso di “ iniziare “ a vincere il Tour de France in quella terribile tappa, risultato ottenuto attaccando il famigerato Pavè della Parigi-Roubaix con coraggio, nervi saldi ed un sottile piacere.
Vincenzo, Enzo come lo chiamano gli amici e viene proprio da chiamarlo così per la sua umiltà, spesso raccontata dai media, emersa con chiarezza durante questo incontro abbiatense, racconta forse il segreto del suo successo: la calma, la capacità di dominare le emozioni, la sua freddezza nei momenti di massima tensione. Spesso durante la sua carriera ha dimostrato di saper gestire momenti difficili e saperne uscire ancora più forte e vincente.

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Sedute in prima fila due belle sorprese, la moglie Rachele con la loro figlia Emma, durante i minuti dedicati dal campione ai suoi fans, abbiamo scambiato qualche parola con la compagna; sorridendo ed ironizzando ci ha risposto che Vincenzo come tutti, a volte si porta il lavoro a casa e quando lo vede un po’ nervoso lo rimanda a pedalare, spesso il ciclista si prepara i suoi pasti “ dietetici “ da solo e con un ultimo sorriso ci risponde che forse non consiglierebbe un  campione del ciclismo come marito.
Pastonesi ha definito Nibali “un corridore all’antica”, forse il più moderno proprio perchè affronta le gare come lo si fa sempre più di rado al giorno d’oggi. E’ per questo che gli appassionati di ciclismo non possono fare a meno di amare “ Lo Squalo dello Stretto “, è quel suo stile, quella sua voglia di vincere nonostante i pronostici od il percorso non idoneo a lui.Nibali ha spesso dimenticato tattiche e strategie, fregandosene dei calcoli, che molto spesso appiattiscono le tappe, ed ha cavalcato l’emozione del momento, l’istinto del campione, del fuoriclasse in grado di scombinare le carte.
Sintesi di tutto ciò, le sue parole in chiusura dell’incontro di oggi: “ la bici ti porta ovunque e la cosa più bella del ciclismo è la vittoria “.
Come dicono quelli bravi, il ciclismo è spesso metafora della vita, quindi poco importa se si fallisce, il rimanere fermi, il non mettersi fino in fondo in gioco per non perdere non serve a nulla, l’importante sarà sempre essersi impegnati al massimo, avercela messa tutta per ottenere la nostra vittoria, se si avrà dato tutto non ci sarà sconfitta, Vincenzo Nibali è questo, un campione che non teme sconfitta perchè cerca sempre la vittoria!

In bocca al lupo campione per il tuo, nostro, Tour de France.
Tour de France. (Foto di A. Varieschi)

 

 

SANREMO 2018 MONOLOGO FAVINO -SA(N)REMO RAZZISTI

Pubblicato da Luca Cianflone il 13/02/2018

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Ad una settimana esatta dall’inizio del Festival di Sanremo quale eco ancora ci richiama al concorso canoro? Musica, canzoni, gossip, strafalcioni, ospiti o aspiranti suicidi…?
No!, la voce che ci riporta a parlare di Sanremo è quella di Pierfrancesco Favino, voce prestata ad un commovente e potente monologo sull’estraneità. Certo la mia speranza era che se ne parlasse per riflettere, per far tutti un po’ i conti con noi stessi, riuscendo magari ad immaginarci al posto ” loro “… Invece no! Il grido dell’attore romano è riuscito a far cadere le maschere. Chi ha usato quell’urlo di straniero come nuovo pretesto per parlare di elezioni, per reclamare “par condicio” e far polemica sull’uso della rete pubblica, altro non ha fatto che mostrare una volta di più le sue qualità morali. In che diavolo di mondo siamo? Da quando l’accoglienza, l’uguaglianza, i diritti delle persone, la vita degli esseri umani sono diventati argomenti di UNA parte politica? Perchè criticare un bellissimo ed intenso monologo bollandolo come spot politico?
Personalmente credo sia stato un autogol clamoroso; perchè parlare di buonismo o addossare a Favino intenzioni politiche? Oltre all’ignoranza emersa dal non aver capito il soggetto, traspare da quei politici ( e non solo) la loro volontà di cavalcare e sostenere l’onda del razzismo, sorella del fascismo.
Come nell’antico teatro greco, quando alla fine dello spettacolo gli attori solevano togliersi le maschere e presentarsi per gli applausi, qui non fu l’attore a mostrarsi, le uniche maschere cadute, son quellE dei cavalcatori d’odio, mi auguro non prendano applausi…

MONOLOGO FAVINO

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