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SCONTRI IRAN- CHI DESTABILIZZA IL PAESE?

Pubblicato da Luca Cianflone il 06/01/2018

Da alcune ore la situazione in Iran pare esser tornata sotto controllo delle forze governative, o perlomeno entro margini accettabili.
Le proteste ed i conseguenti scontri sembrano anche questa volta sedati come già altre volte in questi ultimi anni.
Nelle scorse giornate inoltre, migliaia di persone sono scese in piazza per sostenere il lavoro del governo e per stigmatizzare gli scontri dei giorni scorsi, etichettandoli come proteste strumentali e fomentate da chi vuole destabilizzare il paese e la presidenza Rohani.

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Un racconto completo dovrebbe partire perlomeno dalla rivoluzione del 1979, anno che ha visto salire al potere la fazione islamica sciita, il quale ha imposto fin da subito un regime duro ed ortodosso guidato dalla  Guida Suprema Khomeyni. Da allora la teocrazia ( se di teocrazia si tratta) è parsa sempre più consolidarsi. Sbagliano quelli che considerano l’opera di Khomeyni un salto indietro, un ritorno al medioevo mussulmano, la sua ascesa e l’impostazione data alla Repubblica islamica iraniana ebbero molto di innovativo e progressista sia per quanto riguarda gli sciiti ma anche per il mondo islamico tout court.
Come dicevo mi sarebbe impossibile riassumervi questi concetti ed informarvi di tutto ciò che avvenne dal 79 ad oggi, sarò quindi il più possibile didascalico.
Khomeyni come detto sale al potere nel 79 tornando dal suo esilio francese e scalzando lo Shah Palevhi, molto vicino agli americani. Forzando il paese ad un ritorno alla legge coranica ma soprattutto escludendo gli Usa e non solo, dal controllo di molto del petrolio iraniano, la nuova Repubblica islamica si attirò quindi l’inimicizia americana. Questa condusse il paese a numerosi scontri e guerre per procura con gli Usa, nonchè alle famose sanzioni e restrizioni con la motivazione delle armi atomiche… L’Iran entrò quindi nella ” black list” americana e di conseguenza dell’occidente. Gioco forza nelle questioni geopolitiche i persiani si sono ritrovati dallo stesso lato di Russia e Siria, ad esempio come nell’ultima crociata degli Usa contro il Presidente siriano Assad. Le occasioni di conflitto furono e sono molte, Saddam Hussein,  la questione palestinese, la supremazia in Libano e per ultimo, forse il conflitto più intrinseco e radicato della regione, lo scontro tra la locomotiva sciita iraniana e quella sunnita saudita.

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In tutto questo corollario di elementi riprendo il mio tentativo di racconto dal 2009, quando a causa della rielezione di Ahmanidnejad, candidato supportato dalla Guida sciita Khamenei, successore di Khomeyni morto nell’89, si ebbe l’ Onda Verde, una vera e propria ondata di proteste violente; quella volta sì, facilmente interpretabili. Infatti i rivali politici di Ahmanidnejad accusarono di avvenuti brogli elettorali a sfavore dei candidati riformisti e moderati.
Come 10 anni prima, anche nel 2009 Khamenei rimase comunque ben saldo alla guida del partito sciita e quindi del paese.
Una volta caduto Ahmanidnejad, nel 2013 venne eletto il moderato Rohani, candidato comunque in buoni rapporti con il clero conservatore ma comunque esponente del partito Verde nato dalle proteste del 2009 e quindi potenzialmente in grado di intraprendere quelle riforme che il popolo chiedeva a gran voce, stanco dell’isolamento politico, soprattutto economico, in cui i leader sciiti conservatori lo avevano trascinato. In questi ultimi anni si è fatto molto in quanto a politica interna, un leader moderato ha certamente spinto il paese verso una maggiore libertà e maggiore democrazia, ma i benefici economici e di benessere che i cittadini si attendevano, tardano ad arrivare.
Nei passati due anni, Rohani è riuscito nel tentativo di rivedere e possibilmente annullare le sanzioni imposte dagli Usa, grazie a questo suo lavoro di diplomazia è stato rieletto nel 2017 e guida ancora oggi il paese, ma la sua posizione pare non esser solidissima.
Il popolo e l’economia iraniana confidavano che senza restrizioni l’Iran sarebbe definitivamente ripartito, la miriade di giovani disoccupati avrebbe trovato lavoro e le imprese avrebbero avuto una maggiore facilità di accesso ai crediti e ad opportunità estere, ma tutto questo sta mancando. Il processo di globalizzazione iraniano sta avendo intoppi interni ed esterni. Se da una parte c’è il clero ortodosso diffidente nell’aprire le porte all’occidente, tanto più agli americani che paiono non voler fare altro che trovare un altro mercato da colonizzare, dall’altra parte c’è il popolo che chiede e vuole che questo passaggio risulti efficace.

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In forza di tutto ciò, la mia lettura degli scontri delle settimane scorse è doppia: una pista mi porta ad ipotizzare che la parte più conservatrice del partito volesse destabilizzare ulteriormente il lavoro di Rohani, palesando le mancanza di risultati concreti e quindi l’inutilità della linea moderata. L’altra pista è quella evidenziata da Khamenei stesso, cioè che potenze estere interferirebbero nel governo del paese, spingendo ed invogliando gli scontenti nel destabilizzare la nazione, scatenando l’ennesima rivoluzione per procura ed a quel punto intervenire a sostegno dei politici che avranno scelto loro e “conquistando” così l’ennesimo territorio, come un moderno Risiko…
Se le piste credo possano esser queste, la meta mi pare possa esser la stessa. Il risultato sarà comunque quello di rinforzare la parte conservatrice del partito. Inficiando il lavoro di Rohani non si andrà mai a trovare uno spirito moderato se non addirittura laico nella politica iraniana; il paese non è pronto per quel passaggio, minando il programma del presidente, il popolo tornerà a rifugiarsi da chi in questi anni era parso costretto a fare un passo indietro, spinto da una crescente voglia di apertura e globalizzazione che sembrava garantire più di quello che prometteva il clero! Ora i conservatori potrebbero prendere a pretesto questi scontri per riportare l’Iran indietro di qualche passo. con Rohani si stavano ( spero si continuerà ) facendo passi in avanti, l’Iran è molto meno chiuso ed “estremista” dell’Arabia Saudita, la donna ha un ruolo rispettato e di crescente indipendenza nel paese, il 60% dei laureati sono donne, fin dai primi anni della rivoluzione hanno potuto votare, c’è sì l’obbligo del velo in determinati ruoli come la telegiornalista, ma grazie a quel velo si può fare, una donna non può cantare in pubblico a meno che non ci sia con leii un uomo sul palco, e molto ancora ci sarebbe da dire. So che possono sembrare banalità e misere conquiste, ma l’importante è fare passi in avanti, seppur piccoli, continuare a percorrere quella strada che porta ad una maggiore libertà e rispetto dei diritti umani. Tutto quello avvenuto in queste ultime settimane mi auguro non riporti il popolo iraniano indietro di qualche step e non impedisca al paese di aprirsi ulteriormente al mondo, pur mantenendo i valori islamici ed anzi, mostrando al mondo come l’Islam possa convivere con la modernità rimanendo fedele a se stesso.

 

TOUR DE FRANCE 2017,16^TAPPA

Pubblicato da Luca Cianflone il 19/07/2017

16^ tappa del Tour de France, tappa pianeggiante ma con salite poco impegnative all’inizio; sul finale previsti ventagli, obbligatorio per i big stare davanti e non farsi sorprendere.
Le prime salite escludono dalla volata finale alcuni velocisti,, tra i quali la Maglia Verde Kittel, l’alto ritmo sul finale, impedisce fughe e costringe le squadre a lavorare a tutta per tenere i propri capitani nelle prime posizioni per evitare di farsi sorprendere.
Tutto come da pronostico, entrati negli ultimi 20 km inizia la danza in testa al gruppo, tentativi multipli di spezzare il peloton, team impegnati nello sfruttare il forte vento laterale proteggendosi l’uno con l’altro non con la solita fila indiana, ma facendo una diagonale che obbliga quelli dietro al vento.
Il tentativo buono è quello della Sky, Froome forza il ritmo ed il gruppo esplode, Aru riesce ad entrare in questo ventaglio per il rotto della cuffia, insieme a lui tutti gli uomini di classifica ad eccezione di Martin, Meintjes e Contador, pagano anche i velocisti favoriti per l’arrivo.
Bene Aru, da solo negli ultimi km anche oggi, benissimo la Sky e gli altri corridori in testa, tra i quali si nasconde il favorito della volata, M.Matthews. E’ proprio lui a tagliare per primo il traguardo, davanti a Bosson Hagen e Degenkolb; i big di questo primo gruppo cronometrati tutti con lo stesso tempo. Meintjes e Martin pagheranno 51″ e Contador 1’33″.

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Nelle altre classifiche tutto invariato, da segnalare l’avvicinamento di Matthews al leader della Maglia Verde Kittel.
Oggi pomeriggio una delle tappe determinanti di questo Tour, 183 km da La Mure a Serre Chevalier, molti dei quali in salita, i corridori affronteranno il mitico Galibier; oggi qualcuno potrebbe saltare. Il mio favorito è Fabio Aru, nonostante la squadra, il sardo se avrà la gamba buona, proverà a mettere in difficoltà Froome…
Buon Tour de France a tutti!

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TOUR DE FRANCE 2017, 13^ TAPPA

Pubblicato da Luca Cianflone il 15/07/2017

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Il Tour de France affronta la tappa più corta della stagione, cronometro escluse, 100 km da Saint a Foix, tutti da percorrere d’un fiato, salite comprese.
La novità di giornata è la Maglia Gialla indossata da Fabio Aru, quindi l’onere di tenere la corsa sotto controllo spetterà all’Astana dell’italiano, compito arduo oggi, sia per il percorso, sia perchè la squadra kazaka non è parsa per nulla competitiva, falcidiata dagli infortuni.
Neanche il tempo di salire in bici e la corsa esplode, attacchi multipli e gambe costrette a girare fin da subito ad alto ritmo. Dopo circa 40 km la tappa vede in testa Contador, il campione spagnolo non vuole arrendersi e prova da lontano a battere un colpo, con lui un altro iberico, Landa, il più pericoloso per la generale a meno di 3 minuti da Aru; si aggiungeranno alla coppia di fuggitivi la maglia a Pois Barguil e il grande sconfitto fino ad oggi del Tour Quintana, voglioso di recuperare secondi sui primi. Aru già solo dopo pochi km, complice il ritiro di Fuglsang, non può tenere da solo la gara, Landa spinge sfiorando anche la Maglia Gialla virtuale, ma per fortuna gli altri capitani mettono i propri uomini a lavorare ed il distacco non dilaga; a metà corsa il gap si stabilizza intorno ai 2’20″.
Si arriva agli ultimi 30 km a ritmo folle, il gruppo Aru è composto da una decina di corridori, i primi della generale, in testa si porta Daniel Martin a dettare un ritmo alto in salita, questo procura la resa di Bennet; Landa e Contador  resistono a 2’30″, poco dietro Quintana e Barguil al loro lungo inseguimento, Landa sembra essere tra i più in forma di questo Tour.
Ai 27 km il primo attacco di Froome, una fucilata a cui risponde Aru e tutti i migliori, pagano Martin e Yates, ma i due rientreranno nella discesa successiva.
I quattro davanti si riuniscono, il gruppo Maglia Gialla, sotto gli attacchi del capitano della Sky, riduce il distacco fino a 1’40″.
Non essendoci nessun compagno di squadra della Maglia Gialla, i big si controllano in discesa, Landa e soci riguadagnano qualcosa e dietro i capitani si lanciano in attacchi solitari. Froome il primo ad attaccare aiutato dal compagno Kwiatkowski, avvantaggiatosi dall’inizio della tappa, Aru chiude, poi Bardet, Martin, nessuno riesce a staccare i rivali, l’italiano, giustamente, risponde solo agli attacchi di Bardet e Froome, è da solo, non può tenere tutti…
Al termine della discesa Martin e Yates riescono a sganciarsi e guadagnare qualche secondo, nella fuga nel frattempo ci si prepara alla volata, Landa si disinteressa e va a tutta per guadagnare più secondi possibili, Contador, Quintana e Barguil sfruttano il lavoro dello spagnolo e rifiatano in vista dell’arrivo; ai 500 m parte Contador, ma Barguil lo segue e lo supera agevolmente andando a vincere la tappa, dietro di lui Quintana ed il capitano della Trek, Landa perde due secondi dai primi e manca l’abbuono. 1’39″ dopo arrivano Yates, che consolida la sua Maglia Bianca e Daniel Martin, 9″ più dietro il gruppetto di Aru.

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La giornata sarebbe potuta essere dannosa per Aru in giallo, pericolo sventato, Froome, Bardet ed Uran non hanno recuperato nulla, unica nota stonata la risalita preoccupante di Landa, ora a poco più di un minuto ed il recupero di Quintana, anche se il colombiano rimane a più di due minuti. Martin e Yates rosicchiano 10 secondi e Contador rientra nella Top Ten.
Come detto Aru tiene la Maglia Gialla, Yates e Barguil consolidano la loro classifica per la Maglia Bianca e per la Maglia a Pois e Kittel rimane in verde.
Quella di oggi sarà una tappa buona per gli attaccanti, possibile l’arrivo della fuga, ma attenzione agli ultimi km, non escludo arrivo in volata a ranghi ristretti. Aru non dovrebbe correre rischi, ma nel ciclismo non si può mai dire… Favorito di giornata Van Avermaet.
Buon Tour de France a tutti!

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TOUR DE FRANCE 2017, 11^TAPPA

Pubblicato da Luca Cianflone il 12/07/2017

La dodicesima tappa del Tour de France 2017 regala l’ennesima vittoria a Marcel Kittel.
Il velocista in questo Tour pare non avere rivali negli arrivi allo sprint. Il quinto successo del tedesco arriva a conclusione della solita tappa pianeggiante, sia nel percorso che nelle emozioni. Fuga lasciata andare via al primo tentativo e controllata agevolmente dalle squadre dei velocisti. Da chiedersi come mai le altre squadre non lascino l’onere dell’inseguimento solo alla Quick-Step, visto che non fanno altro che aiutarli a portare Kittel alla vittoria…
Tre i coraggiosi fuggitivi di giornata, Marcato, Backaert ed infine Bodnar, l’ultimo ad arrendersi al ritorno del gruppo; il polacco ha costretto le squadre degli sprinter in un inseguimento fin dentro gli ultimi 500 m, bravissimo, a quel punto si è visto superato dal gruppo lanciato a 60 km orari verso l’arrivo. L’epilogo è stato il medesimo di quasi tutte le altre volate, Kittel ha tagliato il traguardo alzando le mani due metri prima dell’arrivo… Imbattibile!
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Tutto invariato nelle classifiche, Kittel sempre più “verde”, da segnalare l’ennesima caduta di Contador ed il ritiro di Cataldo a causa di un infortunio in corsa, brutto colpo questo per l’Astana di Aru, l’italiano nelle prossime salite avrebbe fatto molto comodo al suo capitano.
Domani sicuramente vivremo una tappa più entusiasmante, i big della generale dovranno provare ad attaccare Froome e recuperare secondi in classifica. Probabile arrivo della fuga, finalmente, e lotta dietro tra i big, a meno che una squadra non voglia addirittura vincer la tappa tenendo un ritmo alto durante tutti i 214 km in programma. Quintana e Contador vorranno battere un colpo, sarà importante per capire come stanno…
Buon Tour de France a tutti!