Category Archives: Politica

PROCESSI MAFIA IN TV

Pubblicato da Luca Cianflone il 16/01/2018

Processi di Mafia in diretta TV!

trattativa stato mafia

di Movimento Agende Rosse

 Firma la petizione!


La requisitoria dei Pubblici Ministeri al processo Trattativa Stato-mafia, a prescindere dall’accertamento delle responsabilità penali, delinea un quadro drammatico e inquietante dei rapporti tra mafia, politica, militari e massoneria.
Lo spazio che il processo ha trovato sui media è davvero ridicolo rispetto alla portata delle informazioni che i cittadini avrebbero il diritto di conoscere.
Un paese che dice di voler combattere e sconfiggere la mafia deve dare un messaggio chiaro e preciso ai suoi cittadini.
Come diceva Paolo Borsellino “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene“.
Chiediamo dunque che, sulle reti televisive pubbliche, i processi di Mafia vengano trasmessi in diretta e che ci siano trasmissioni e spazi di approfondimento specifici.

Per approfondimenti potete consultare la nostra pagina Facebook: www.facebook.com/agenderosse
o il nostro sito: www.19luglio1992.com

Firma la petizione!

Questa petizione sarà consegnata a:
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Direttore Generale della Rai
Presidente della Repubblica Italiana
Sergio Mattarella

ARTICOLO RIPRESO DAL SITO www.19luglio1992.com

PROTESTE IRAN-ISRAELE AMMETTE SUE INTROMISSIONI

Pubblicato da Luca Cianflone il 11/01/2018

ARTICOLO DI: Tali Heruti-Sover PER IL SITO haaretz.com
TRADUZIONE  E COMMENTO DI LUCA CIANFLONE

Il capo del Mossad Yossi Cohen ha affermato in una rara apparizione pubblica martedì scorso che Israele “ha occhi, orecchie e anche di più” in Iran. Parlando ad una conferenza del ministero delle finanze, Cohen è intervenuto in merito alle proteste in corso in Iran, dicendo che i civili iraniani starebbero protestando contro gli attuali problemi economici della Repubblica Islamica “perché nonostante le alte aspettative del popolare, Rohani non è riuscito agli occhi di gran parte della popolazione a migliorare la situazione economica “. Cohen ha aggiunto che “questa realtà sta spingendo le persone nelle strade, ma bisogna moderare le aspettative: mi piacerebbe vedere una rivoluzione, ma i manifestanti devono affrontare le forti oppositori. Nel contempo vediamo che l’Iran sta investendo sempre di più in sicurezza al fine di sostenere le sue aspirazioni di influenza in tutto il Medio Oriente “.

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Secondo Cohen, ci sono stati inoltre cambiamenti radicali nella lettura degli Stati Uniti della situazione in Medio Oriente dall’inizio della presidenza Trump; oltre ad un processo di rafforzamento dei legami tra Israele e gli Stati Uniti: “Vediamo un buon cambiamento che potrebbe tenere conto degli interessi di sicurezza israeliani, e così facendo aiuterà la nostra lotta per cambiare la direzione dell’influenza iraniana”. Ha sottolineato il seguente punto: “Il Mossad ha l’obbligo di ottenere una completa superiorità nel mondo dello spionaggio: non possiamo essere secondi a nessuno in termini di forza lavoro, difesa dagli attacchi informatici, nello spionaggio, non possiamo non essere i migliori”… 

 Domenica scorsa, il gabinetto di sicurezza israeliano si è riunito per un lungo incontro sulla situazione ai confini libanese e siriano. Funzionari israeliani di alto livello, tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Avigdor Lieberman, hanno espresso preoccupazione per gli sviluppi sul fronte settentrionale, per via della crescente influenza dell’Iran nella regione. Israele è altresì in allerta per la ricostituzione dell’arsenale missilistico del regime siriano di Assad, che sarebbe stato utilizzato per combattere i ribelli, e per la creazione di avamposti iraniani in Siria e in Libano.

ARTICOLO ORIGINALE IN INGLESE SU www.haaretz.com
TRADUZIONE DI LUCA CIANFLONE

 

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Queste dichiarazioni del capo dell’ agenzia di intelligence israeliana vanno a sommarsi ad altri indizi e quindi prove, che possono, ora, farci capire chi abbia avuto ed abbia tutt’ora l’interesse a fomentare i disordini in Iran. Oltre a queste implicite confessioni, si sommano alle prove d’accusa ad agenti esterni l’atteggiamento di Usa ed Israele, l’arresto di ( ex ) agenti CIA in territorio iraniano e non ultima la falsa notizia dell’ arresto dell’ ex presidente Ahmadinejad circolata qualche giorno fa; notizia rifilataci da tutto il mainstream ma la smentita quasi sottaciuta, con il chiaro intento di far credere all’opinione pubblica che i mandanti delle sommosse fossero identificabili in persone vicine al conservatore ed ex presidente Ahmadinejad, in accordo quindi con la Guida Suprema sciita Khamenei.
Tenuto conto di tutto ciò, la matrice di quelli scontri e le motivazioni, ci paiono oggi smascherati…

SCONTRI IRAN- CHI DESTABILIZZA IL PAESE?

Pubblicato da Luca Cianflone il 06/01/2018

Da alcune ore la situazione in Iran pare esser tornata sotto controllo delle forze governative, o perlomeno entro margini accettabili.
Le proteste ed i conseguenti scontri sembrano anche questa volta sedati come già altre volte in questi ultimi anni.
Nelle scorse giornate inoltre, migliaia di persone sono scese in piazza per sostenere il lavoro del governo e per stigmatizzare gli scontri dei giorni scorsi, etichettandoli come proteste strumentali e fomentate da chi vuole destabilizzare il paese e la presidenza Rohani.

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Un racconto completo dovrebbe partire perlomeno dalla rivoluzione del 1979, anno che ha visto salire al potere la fazione islamica sciita, il quale ha imposto fin da subito un regime duro ed ortodosso guidato dalla  Guida Suprema Khomeyni. Da allora la teocrazia ( se di teocrazia si tratta) è parsa sempre più consolidarsi. Sbagliano quelli che considerano l’opera di Khomeyni un salto indietro, un ritorno al medioevo mussulmano, la sua ascesa e l’impostazione data alla Repubblica islamica iraniana ebbero molto di innovativo e progressista sia per quanto riguarda gli sciiti ma anche per il mondo islamico tout court.
Come dicevo mi sarebbe impossibile riassumervi questi concetti ed informarvi di tutto ciò che avvenne dal 79 ad oggi, sarò quindi il più possibile didascalico.
Khomeyni come detto sale al potere nel 79 tornando dal suo esilio francese e scalzando lo Shah Palevhi, molto vicino agli americani. Forzando il paese ad un ritorno alla legge coranica ma soprattutto escludendo gli Usa e non solo, dal controllo di molto del petrolio iraniano, la nuova Repubblica islamica si attirò quindi l’inimicizia americana. Questa condusse il paese a numerosi scontri e guerre per procura con gli Usa, nonchè alle famose sanzioni e restrizioni con la motivazione delle armi atomiche… L’Iran entrò quindi nella ” black list” americana e di conseguenza dell’occidente. Gioco forza nelle questioni geopolitiche i persiani si sono ritrovati dallo stesso lato di Russia e Siria, ad esempio come nell’ultima crociata degli Usa contro il Presidente siriano Assad. Le occasioni di conflitto furono e sono molte, Saddam Hussein,  la questione palestinese, la supremazia in Libano e per ultimo, forse il conflitto più intrinseco e radicato della regione, lo scontro tra la locomotiva sciita iraniana e quella sunnita saudita.

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In tutto questo corollario di elementi riprendo il mio tentativo di racconto dal 2009, quando a causa della rielezione di Ahmanidnejad, candidato supportato dalla Guida sciita Khamenei, successore di Khomeyni morto nell’89, si ebbe l’ Onda Verde, una vera e propria ondata di proteste violente; quella volta sì, facilmente interpretabili. Infatti i rivali politici di Ahmanidnejad accusarono di avvenuti brogli elettorali a sfavore dei candidati riformisti e moderati.
Come 10 anni prima, anche nel 2009 Khamenei rimase comunque ben saldo alla guida del partito sciita e quindi del paese.
Una volta caduto Ahmanidnejad, nel 2013 venne eletto il moderato Rohani, candidato comunque in buoni rapporti con il clero conservatore ma comunque esponente del partito Verde nato dalle proteste del 2009 e quindi potenzialmente in grado di intraprendere quelle riforme che il popolo chiedeva a gran voce, stanco dell’isolamento politico, soprattutto economico, in cui i leader sciiti conservatori lo avevano trascinato. In questi ultimi anni si è fatto molto in quanto a politica interna, un leader moderato ha certamente spinto il paese verso una maggiore libertà e maggiore democrazia, ma i benefici economici e di benessere che i cittadini si attendevano, tardano ad arrivare.
Nei passati due anni, Rohani è riuscito nel tentativo di rivedere e possibilmente annullare le sanzioni imposte dagli Usa, grazie a questo suo lavoro di diplomazia è stato rieletto nel 2017 e guida ancora oggi il paese, ma la sua posizione pare non esser solidissima.
Il popolo e l’economia iraniana confidavano che senza restrizioni l’Iran sarebbe definitivamente ripartito, la miriade di giovani disoccupati avrebbe trovato lavoro e le imprese avrebbero avuto una maggiore facilità di accesso ai crediti e ad opportunità estere, ma tutto questo sta mancando. Il processo di globalizzazione iraniano sta avendo intoppi interni ed esterni. Se da una parte c’è il clero ortodosso diffidente nell’aprire le porte all’occidente, tanto più agli americani che paiono non voler fare altro che trovare un altro mercato da colonizzare, dall’altra parte c’è il popolo che chiede e vuole che questo passaggio risulti efficace.

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In forza di tutto ciò, la mia lettura degli scontri delle settimane scorse è doppia: una pista mi porta ad ipotizzare che la parte più conservatrice del partito volesse destabilizzare ulteriormente il lavoro di Rohani, palesando le mancanza di risultati concreti e quindi l’inutilità della linea moderata. L’altra pista è quella evidenziata da Khamenei stesso, cioè che potenze estere interferirebbero nel governo del paese, spingendo ed invogliando gli scontenti nel destabilizzare la nazione, scatenando l’ennesima rivoluzione per procura ed a quel punto intervenire a sostegno dei politici che avranno scelto loro e “conquistando” così l’ennesimo territorio, come un moderno Risiko…
Se le piste credo possano esser queste, la meta mi pare possa esser la stessa. Il risultato sarà comunque quello di rinforzare la parte conservatrice del partito. Inficiando il lavoro di Rohani non si andrà mai a trovare uno spirito moderato se non addirittura laico nella politica iraniana; il paese non è pronto per quel passaggio, minando il programma del presidente, il popolo tornerà a rifugiarsi da chi in questi anni era parso costretto a fare un passo indietro, spinto da una crescente voglia di apertura e globalizzazione che sembrava garantire più di quello che prometteva il clero! Ora i conservatori potrebbero prendere a pretesto questi scontri per riportare l’Iran indietro di qualche passo. con Rohani si stavano ( spero si continuerà ) facendo passi in avanti, l’Iran è molto meno chiuso ed “estremista” dell’Arabia Saudita, la donna ha un ruolo rispettato e di crescente indipendenza nel paese, il 60% dei laureati sono donne, fin dai primi anni della rivoluzione hanno potuto votare, c’è sì l’obbligo del velo in determinati ruoli come la telegiornalista, ma grazie a quel velo si può fare, una donna non può cantare in pubblico a meno che non ci sia con leii un uomo sul palco, e molto ancora ci sarebbe da dire. So che possono sembrare banalità e misere conquiste, ma l’importante è fare passi in avanti, seppur piccoli, continuare a percorrere quella strada che porta ad una maggiore libertà e rispetto dei diritti umani. Tutto quello avvenuto in queste ultime settimane mi auguro non riporti il popolo iraniano indietro di qualche step e non impedisca al paese di aprirsi ulteriormente al mondo, pur mantenendo i valori islamici ed anzi, mostrando al mondo come l’Islam possa convivere con la modernità rimanendo fedele a se stesso.

 

QUESTIONE PALESTINESE

Pubblicato da Luca Cianflone il 03/01/2018

Inauguro il nuovo sito, scusandomi con i lettori per l’assenza, con un articolo purtroppo più che mai attuale, trattando il tema dello scontro tra palestinesi e israeliani.
Intendo mettere in evidenza l’inizio e le motivazioni dello scontro e quanto l’occidente fu, è e sarà responsabile dei morti che continueranno a cadere in ambo gli schieramenti. Mi preme anche ricordare quanto questo scontro sia centrale nello scacchiere geopolitico internazionale ma soprattutto ago della bilancia in Medio Oriente.

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Con la definizione ” Questione Palestinese ” si etichetta lo scontro tra Israele e Palestina in modo ingannevole, si commette, spesso involontariamente, una leggerezza che poi tanto leggera non è! Con questo titolo si contribuisce a considerare i palestinesi come il problema di quello scontro; sponsorizzando quell’operazione che dura ormai da decenni, che tende a voler deresponsabillizzare i sionisti di Israele considerandoli vittime di una situazione a loro discapito… La versione dei fatti infusa alla popolazione occidentale è questa: gli abitanti arabi della Palestina vogliono cacciare gli ebrei, vittime ancora una volta del dramma orrendo dello sterminio della razza! La verità non è questa, ebrei e palestinesi hanno convissuto in pace per secoli in terra di Palestina, tutto cominciò a cambiare dalla fine del 1800, quando i sionisti decisero che lì dovesse sorgere lo Stato d’Israele, cominciando così una politica feroce a discapito delle popolazioni arabe ivi situate. Vi propongo uno scritto di denuncia di un ebreo che tutti conosciamo, al di sopra di ogni sospetto Albert Einstein:

Fra i fenomeni più preoccupanti dei nostri tempi emerge quello relativo alla fondazione, nel nuovo stato di Israele, del Partito della Libertà (Tnuat Haherut), un partito politico che nella organizzazione, nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale appare strettamente affine ai partiti Nazista e Fascista.(…)

E’ inconcepibile che coloro che si oppongono al fascismo nel mondo, a meno che non sia stati opportunamente informati sulle azioni effettuate e sui progetti del Sig. Begin, possano aver aggiunto il proprio nome per sostenere il movimento da lui rappresentato. Prima che si arrechi un danno irreparabile attraverso contributi finanziari, manifestazioni pubbliche a favore di Begin, e alla creazione di una immagine di sostegno americano ad elementi fascisti in Israele. (…) Ciò è, semza ombra di errore, il marchio di un partito Fascista per il quale il terrorismo (contro gli Ebrei, gli Arabi e gli Inglesi) e le false dichiarazioni sono i mezzi e uno stato leader l’obbiettivo. (…)

Queste sono alcune frasi tratte da una lettera sottoscritta da diversi rappresentanti illustri ebrei e non solo, pubblicata sul New York Times del 1948. Vi allego l’intero scritto qui. Ora, ricostruire l’intera storia del conflitto tra Israele – Palestina in un articolo sarebbe impossibile, quindi ho deciso di riportarvi i momenti chiave di questo scontro, cercando di farvi conoscere i motivi per cui i palestinesi hanno compiuto e compiono atti di terrorismo e rivolta condannabili ed esecrabili, intendo spiegare che la violenza dei palestinesi non è un’ AZIONE, ma una REAZIONE, seppur brutale e terroristica, comprensibile ( in quanto ci sono dei motivi ) ma ripeto non condivisibile. Intendo prima sgomberare il campo da qualsiasi fraintendimento. Qui non si tratta di criticare gli ebrei in quanto tali, Dio gli abbia in gloria, io racconterò quello che i loro leader sionisti hanno commesso ai danni degli arabi e dei propri cittadini israeliani, entrambi scaraventati in un conflitto brutale, che con un po’ di buona volontà e giustizia si sarebbe potuto fermare decenni or sono.
Non potendo partire da Abramo, ricordo solo che secondo la Bibbia ebrei ed arabi derivino dai due figli di Abramo, Ismaele ed Isacco, il primo allontanato dopo la nascita del secondo. Ismaele darà origine agli arabi, Isacco agli ebrei.
Ho scelto di raccontarvi gli snodi del suddetto scontro a partire dal 1884-85, anno che a parere di qualsiasi studioso imparziale ed informato, rappresenta l’inizio della “questione”.

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Si era in periodo di colonialismo feroce e spietato da parte delle potenze europee. Per sentirsi meno colpevoli dei soprusi nei confronti delle colonie conquistate, a Berlino nel 1884 fu organizzata un’ assemblea durante la quale si sancì che la potenza di turno potesse prendersi il territorio voluto in caso di ” Terra Nullius “, cioè dove e quando ci fosse una terra che non appartenesse a nessuno. Da questa data in poi, la vita dei palestinesi non fu mai più come prima. Qualche anno dopo, 1897, diverse intelligenze ebree decisero che si sarebbero dovuti radunare in una terra, non avendone una, per formare il proprio Stato. Si pensò ad un territorio negli Usa, in Turchia, in Africa, in Argentina, ma poi si finì per scegliere la Palestina. I primi pensatori non sarebbero voluti cadere nell’eterna questione della “Terra Promessa” scegliendo un territorio in quella zona araba, ma ahimè, non andò così… Cominciò così una migrazione continua verso la Palestina, considerando quella terra, erroneamente, una terra di nessuno, ” Terra Nullius “. Ricordo che di ebrei in Palestina ce n’erano già, e fino ai primi anni del novecento, arabi ed ebrei convissero in serenità e senza scontri razziali,; gli ebrei erano bene accetti perchè portavano ricchezza e lavoro per gli abitanti, tanto che diversi rabbini avevano sottolineato che la loro condizione di vita con gli arabi era pressochè ideale. La politica dei Sionisti fu semplice, spingere gli arabi palestinesi alla fame, comprando più terra che poterono e togliendoli dai terreni che da decenni lavoravano per proprietari all’estero; Ben Gurion, considerato uno dei padri sionisti affermò : ” Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla popolazione araba”; questo era il volere e l’intento dei leader sionisti. La situazione peggiorò alla fine della 1^  Guerra Mondiale, quando l’Impero Ottomano crollò e la Palestina venne assegnata al controllo della Gran Bretagna, gli inglesi per garantirsi il passaggio verso le Indie dal Canale di Suez stipularono accordi con i sionisti  a garanzia di un buon rapporto, quindi la GB non potè e non volle essere quello Stato garante dell’imparzialità nella gestione di una questione che stava sempre più precipitando. Venivano armati gli ebrei e confiscate armi ai palestinesi, venivano assegnati posti di potere solo o in gran parte agli ebrei, aranceti e terreni coltivabili ed come ultima sanzione la GB pretese che i palestinesi pagassero i debiti di guerra degli ottomani, non potendoli pagare molti arabi furono costretti a vendere terreni che puntualmente vennero acquistati da ebrei, inasprendo quelle pratiche di spoliazione cominciate ad inizio secolo.

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Si arrivò in questo clima di “invasione” ai primi scontri violenti degli anni venti, in cui contadini disperati ed umiliati cercarono di reagire ad azioni neo-naziste come quelle sopracitate. Nel 1928 gli inglesi cercarono di porre rimedio agli scontri, proponendo una spartizione territoriale in cui agli ebrei veniva assegnato il 50% del territorio a fronte di una proporzione di abitanti di 80/20 a favore degli arabi. Inizialmente i palestinesi rifiutarono sentendosi ancora una volta derubati, ma vedendosi strozzati, l’anno dopo accettarono questo patto assurdo, ma a quel punto furono i sionisti a non firmare, convinti di poter ottenere ancora di più, fedeli all’idea di eliminare il popolo palestinese dalla ” loro ” terra. Arriviamo al ” Libro Bianco ” del 1939, quando gli inglesi persuasi nel voler mettere fine alla violenza, si avvicinarono alle necessità palestinesi, fino a quando però, gli stessi chiederanno di istituire la Palestina come Stato, a quel punto insorsero i sionisti e la GB non potè continuare le trattative, facendo saltare gli accordi. Inizia la 2^ Guerra Mondiale, gli ebrei furono vittime di quell’orrore che fu il nazismo, 6 milioni di ebrei sterminati alla fine del conflitto. In forza di ciò, le potenze mondiali, sentendosi parzialmente responsabili  per non aver fatto abbastanza, incentivano l’emigrazione di ebrei in Palestina, chiudendo un occhio, spesso anche due, su quello che succedeva ai palestinesi, in quel periodo arrivò la denuncia di Einstein. L’Inghilterra nel 47 rimise il suo mandato, affidando all’Onu la gestione della Questione Palestinese; già più di 250 mila palestinesi erano stati cacciati dalle loro terre, con diversi omicidi e stragi, villaggi e paesi bruciati, distrutti e ricostruiti sotto bandiera sionista ad opera di gruppi armati organizzati e riconosciuti dagli inglesi stessi come terroristi. Nel 48 nacque ufficialmente lo Stato di Israele, legittimazione all’attenzione mondiale a discapito degli arabi ai quali fu ed è impedito la costituzione di uno Stato riconosciuto unanimemente. Esemplificative furono le parole del Ministro dell’agricoltura israeliano Aharon Cizling: ” Adesso anche gli ebrei si sono comportati come i nazisti, e tutta la mia anima ne è scossa…” Queste parole furono pronunciate dopo l’attacco terroristico al villaggio di Deir Yassin, dove morirono più di 250 persone, uomini, donne e bambini, uno dei diversi rastrellamenti etnici. Questo fu uno dei molti atti neo-nazisti di quegli anni, in scia al pensiero del suo Primo ministro Ben Gurion…

 “C’è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l’operazione non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti

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Tutto questo accadeva prima della guerra del 48, queste azioni rientravano in un disegno prestabilito atto a costringere i palestinesi ad una reazione, di modo che il governo sionista potesse poi essere giustificato nella repressione conseguente. La guerra del 48 è avvolta da un altro mito: il neo-nato Stato di Israele all’indomani della sua creazione riesce a resistere all’attacco dei paesi arabi confinanti, scattato dopo anni di stermini, spoliazioni e più di 250 mila sfollati. La guerra fu però poco più che una messa in scena, gli eserciti arabi non rappresentarono mai un pericolo per Israele, in quanto l’unico Stato militarmente forte era la Giordania, la quale però si accordò preventivamente e di nascosto con Ben Gurion per dividersi parte della Palestina. La guerra fu chiamata da un generale inglese ” funny war ” guerra bufala. Al termine di questa, l’Onu prese in mano la situazione definitivamente, proponendo però l’ennesimo piano di spartizione inaccettabile per i palestinesi, i quali rifiutarono perchè ne avrebbero solo perso; fecero comunque fatti passare come quelli che non vollero la pace, ma lo stesso Gurion nei suoi diari annotò che comunque neanche Israele avrebbe accettato, convinto sempre più della sua politica neo-nazista. Riporto la frase dell’intellettuale ebreo Norman G. Finkelstein, la cui famiglia fu vittima delle persecuzioni naziste:

Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti.

Non potendomi dilungare ancora per molto, non posso esimermi dal citare la prima di molte condanne Onu: essa fu emessa nel 1953, per terrorismo ai danni del futuro presidente Ariel Sharon, resosi colpevole di aver segregato diverse famiglie palestinesi nelle loro abitazioni e averle fatte poi esplodere con la dinamite.

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Nei decenni che seguirono la situazione non cambiò, si succedettero guerre, scontri ed attentati  che lasciarono sul campo migliaia di morti, israeliani e palestinesi. Gli episodi da raccontare sarebbero decine, momenti in cui la pace sembrò possibile ed al contrario, anni in cui una risoluzione parve impossibile.
Come sappiamo lo scontro prosegue, l’ultimo momento di tensione è quello di qualche giorno fa, scatenato dalle dichiarazioni assurde ( non per gli Usa) del Presidente americano Trump, il quale, istigato dai soliti poteri sionisti, ha candidamente e semplicemente gettato benzina su un fuoco che da anni molti sembrano non voler spegnere, dichiarando di voler spostare la propria ambasciata israeliana a Gerusalemme, città santa per ambo gli schieramenti e terra divisa tra arabi ed ebrei, scatenando l’auspicata ( perchè logica e quindi prevedibile) reazione palestinese e conseguente repressione e stretta del governo sionista ai danni degli arabi.
Ancora una volta gli Usa non hanno avuto scrupoli nel provocare morti e feriti a vantaggio dei soliti giochi di potere…

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