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FULVIO SCAGLIONE-LA SIRIA ED I CRISTIANI D’ORIENTE

Pubblicato da Luca Cianflone il 18/06/2019

FULVIO SCAGLIONE-LA SIRIA ED I CRISTIANI D’ORIENTE

E’ sempre difficile parlare di geopolitica, specialmente se riguarda Medioriente e Paesi identificati come musulmani, se non partendo da un determinato punto storico e ripercorrendo la Storia fino ai giorni nostri. Questa è stata la scelta dello scrittore e giornalista Fulvio Scaglione per il suo ultimo libro “Siria – I cristiani in guerra, da Assad al futuro “ , presentato e promosso presso lo Spazio Ipazia di Abbiategrasso nella mattinata di domenica 16 giugno, naturalmente organizzato da quella splendida realtà culturale e sociale che è ormai da quasi venticinque anni Iniziativa Donna, in collaborazione con L’Altra Libreria.

Nella presentazione del suo lavoro Scaglione fissa un punto storico da cui partire e ripercorre le tappe principali, il 1989 e la caduta del Muro di Berlino. Oltre a segnare (non si sa poi quanto) la fine della Guerra Fredda, quell’anno dà inizio ad una nuova politica americana sotto la guida del presidente Bush padre: l’esportazione della democrazia. Scaglione nel suo libro racconta come questa idea apparentemente affascinante, nasconda in realtà una vera e propria politica di colonizzazione. Con la “scusa“ di portare la democrazia in un determinato Paese (diversi gli esempi portati dallo scrittore) si è sempre effettivamente puntato ad accaparrarsi una fetta di economia, a spese naturalmente della destabilizzazione della nazione (mai) liberata.
Partendo da questo presupposto Scaglione ha raccontato al pubblico che riempiva la sala, come la Siria sia stata e sia tutt’ora vittima di questa politica estera scellerata, pur non negando i conflitti interni al Paese, la brutalità e la dittatura del Presidente Assad, ha però messo in evidenza come quelle tensioni siano state cavalcate, fomentate dagli Usa e tutto ciò fatto passare come appunto un’opera umanitaria per l’esportazione della democrazia, con il costante e quasi totale appoggio dei grandi media nazionali ed internazionali. La Siria, come dirà Scaglione, più che rappresentare una nuova fetta commerciale, rappresenta un tassello determinante per il controllo politico del Medioriente, per la sua posizione ma soprattutto perché uno dei pochi Paesi con la concezione “occidentale“ di nazione e di unione se non laica, almeno abbastanza tollerante. Sviluppato poi dall’autore il tema dell’eterna contrapposizione religiosa tra le due correnti dell’Islam, sunniti e sciiti. Scaglione farà notare come anche questo scontro sia in realtà una mera montatura propagandistica, usato per spiegare e giustificare qualsiasi conflitto nel mondo musulmano. La verità è un’altra, sepppure persistano minoranze islamiche che vivono questa contrapposizione, per i grandi conflitti le motivazioni non sono mai religiose ma politiche (che cercano nella religione una qualche legittimità). Sintomatico di questo aspetto sono le varie alleanze che in questi decenni si sono verificate, seppur ci siano i due grandi blocchi composti da Paesi sciiti (Iran, Siria e Libano) e Paesi sunniti (Arabia Saudita, Turchia, Monarchie del Golfo) lo scontro non è religioso tra i seguaci di Alì i primi ed i fedeli della sunna (tradizione) i secondi, ma bensì politico ed economico.
Altro luogo comune smontato da Scaglione è quello dello “scontro tra civiltà“, occidente contro Islam, smentito mettendo in evidenza come il nostro occidente collabori, governi e supporti nazioni musulmane, tra le più estremiste per giunta, come l’Arabia Saudita, riconosciuto come il Paese che più promuove ed esporta estremismo religioso.
In questo quadro di apparenti contraddizioni e mistificazione della stampa, scaglione sceglie di mettere al centro il tema dei cristiani, in Siria e non solo. Per l’autore, ci verrebbe da dire per chiunque non partisse prevenuto, la voce dei cristiani in Medioriente dovrebbe esser più ascoltata e presa in considerazione per leggere la realtà di quei Paesi. In Siria, seppur non riconoscendo in Assad un leader democratico, la libertà di culto e la convivenza di più religioni era garantita e difesa, facendo quindi della Siria una delle nazioni più “ europee “ del Medioriente, ed è in questo aspetto che si è inserita la propaganda americana: “Si è scientificamente scelto di silenziare l’opinione dei cristiani di Siria sugli avvenimenti siriani, o di farla passare per quella di un gruppo inaffidabile perché affetto da una lunga serie di “malattie”: la paura cieca dei musulmani, trasformatasi nel culto dell’uomo forte che, dal vertice dello Stato, protegge le minoranze…- scrive ancora Scaglione- E’ stata elaborata una tesi manichea (tutto il bene da una parte, tutto il male dall’altra) che, partendo da alcuni oggettivi dati di fatto, ha costruito una narrazione largamente immaginaria, la quale si è poi schiacciata sulla dottrina della esportazione della democrazia…“ .
Fulvio Scaglione ha concluso il suo intervento augurandosi che queste ingerenze (americane ma non solo) possano terminare, rispettare la storia e l’eventuale lontananza culturale di determinati Paesi e smetterla di usare quest’ultimo aspetto come una scusa per poter poi invadere e conquistare economicamente l’ennesima fetta di mondo; se tutto questo non fosse possibile per i nostri politici, che ci sia quantomeno un’informazione libera, approfondita ed onesta, in grado di raccontare e denunciare con chiarezza tutte le contraddizioni e le menzogne dell’occidente.

LUCA CIANFLONE

ECCO LO STATO-MAFIA! E ALTRO…

Pubblicato da Luca Cianflone il 28/06/2016

 di Giorgio Bongiovanni


Rete 4 manda in onda la riabilitazione di Contrada e Dell’Utri

Ecco lo Stato-mafia. Ecco la “mafia sottile” che entra nelle case degli italiani per riabilitare due pregiudicati e condannati in via definitiva dalla Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa.
La mistificazione dei fatti è andata in onda su Rete 4, durante la trasmissione “Il Labirinto – Storie di ordinaria in-giustizia”. Protagonisti del programma, condotto da Carmelo Abbate, sono stati Marcello Dell’Utri e Bruno Contrada. Il primo, ex senatore e dirigente d’azienda è stato condannato a sette anni, il secondo, ex numero tre del Sisde oltre che ex capo della Squadra mobile di Palermo, è stato condannato a dieci. Il “filo conduttore” l’ipotesi dell’inesistenza del reato di concorso esterno, è basato su quanto detto dalla Corte di Strasburgo nell’aprile 2015, la quale avrebbe detto che Contrada non doveva essere condannato. Niente di più falso!
La Corte europea di Strasburgo non entra in alcun modo nella ricostruzione dei fatti addebitati a Contrada, ma si è semplicemente limitata a sostenere che all’epoca di quei fatti (1979-1988) il reato per cui è stato condannato – concorso esterno in associazione mafiosa – “non era sufficientemente chiaro e prevedibile”. A parte il fatto che se non fosse stato previsto il concorso esterno Contrada sarebbe stato condannato per associazione a delinquere (fino al 1983), o per associazione mafiosa o per favoreggiamento alla mafia, la realtà è che questo particolare tipo di reato è un combinato disposto dell’associazione mafiosa e del concorso nel reato.
Non una parola, durante la trasmissione, è stata detta rispetto alle motivazioni con cui la corte d’Appello di Caltanissetta ha stabilito il “No” alla richiesta di un processo di revisione lo scorso 18 novembre.
Come mai non vi è stata alcuna indignazione da parte del Capo dello Stato Sergio Mattarella, presidente del Consiglio superiore della magistratura, o da parte del Premier Matteo Renzi? Perché non dicono nulla rispetto a questo ennesimo tentativo di riabilitare, aggrappandosi sugli specchi, i due criminali in questione?
Cosa aspettano a far valere quel senso di Giustizia che dovrebbe essere proprio dei massimi organi istituzionali? Forse che anche loro sono d’accordo con questo “processo” revisionista?
Certo, la messa in onda c’è stata solo ieri e magari nei prossimi giorni assisteremo a qualche commento, ma sarebbe davvero una grande sorpresa. Del resto oggi gli occhi del mondo sono tutti rivolti all’uscita dall’Europa del Regno Unito. Cosa importa se si dicono corbellerie sulla giustizia italiana.
Corbellerie come quelle raccontate dallo stesso dottore Contrada, che ha chiamato “una manica di manigoldi” quei collaboratori di giustizia che hanno parlato di lui e dei suoi rapporti con la mafia di cui la metà o poco più, a suo dire, non sarebbero stati ritenuti attendibili. E l’altra metà? Ci sono pentiti come Gaspare Mutolo le cui dichiarazioni sono state ritenute attendibili anche al vaglio della Suprema corte di Cassazione.
E cosa dire poi della miriade di testimoni eccellenti che hanno raccontato fatti sconcertanti e spaventosi? Basti pensare a magistrati come la Del Ponte, Caponnetto, Almerighi, Vito D’Ambrosio, persino Ayala. Tutti hanno raccontato della diffidenza avuta nei confronti di “’u Dutturi” da parte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (come pure Boris Giuliano). Poi ci sono le sentenze che mettono “nero su bianco” il dato che Contrada concesse la patente ai boss Stefano Bontate e Giuseppe Greco, che agevolò la latitanza di Totò Riina e la fuga di Salvatore Inzerillo e John Gambino, che intrattenne rapporti privilegiati con Michele e Salvatore Greco, che spifferava segreti d’indagine ai mafiosi in cambio di favori e regali e che portò al suo processo falsi testimoni a sua difesa. Fatti che restano impressi nella storia.
Un sigillo che vale anche per Marcello Dell’Utri, secondo la Cassazione per 18 anni, dal ’74 al ’92,mediatore dell’accordo tra Silvio Berlusconi e Cosa nostra.
Nella sentenza viene detto che “la condotta illecita del senatore Marcello Dell’Utri è andata avanti nell’arco di un ventennio” con una serie di comportamenti “tutt’altro che episodici, oltre che estremamente gravi e profondamente lesivi di interessi di rilevanza costituzionale”. Inoltre è scritto che “la sistematicità nell’erogazione delle cospicue somme di denaro da Marcello Dell’Utri a Gaetano Cinà sono indicative della ferma volontà di Berlusconi di dare attuazione all’accordo al di là dei mutamenti degli assetti di vertice di Cosa nostra”. Secondo i giudici quei rapporti tra l’ex senatore e Cosa nostra sono provati fino al 1992.
Poco importa se il generale Carlo Alberto dalla Chiesa (per noi un padre della Patria) non ha mai fatto il nome di Marcello Dell’Utri alla figlia Rita (come lei sostiene intervistata nello speciale di Rete 4). Il nome dell’ex senatore venne fatto da Paolo Borsellino in un’intervista che il giudice concesse ai giornalisti francesi di Canal Plus, Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo, nella sua casa di Palermo il 21 maggio 1992.
E’ sicuramente ipotizzabile che anche dopo quell’anno vi furono contatti tra i boss e Dell’Utri. Lo raccontano altri collaboratori di giustizia, ci sono processi in corso (come quello sulla trattativa Stato-mafia) che affrontano anche quel successivo periodo storico, al momento rimasto oscuro. Resta il dato di fatto che in tutti questi anni nessuno ha riflettuto o si è scandalizzato per il dato concreto che un condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, non solo è stato tra i fondatori di uno dei partiti più importanti d’Italia (Forza Italia) e che ha governato per un ventennio, ma è anche arrivato a sedere in Parlamento.
Ecco lo Stato-mafia che abbiamo vissuto. Ecco la “mafia sottile” che ancora oggi vige nel nostro Paese, anche grazie alla compiacenza di certa stampa e certi grandi giornalisti che preferiscono stravolgere la realtà.

 

ARTICOLO TRATTO DAL SITO ANTIMAFIA 2000

OLIVER STONE ED IL COLPO DI STATO USA IN UCRAINA

Pubblicato da Luca Cianflone il 18/06/2016

Intervista rilasciata all’ agenzia Ansa dal regista e produttore americano O.Stone, in occasione della presentazione del documentario “Ukraine on fire” di Igor Lopatonok, in concorso al Taormina Film Fest.

Quanto ha pesato la politica estera americana sulla rivoluzione in Ucraina e sui fatti del febbraio 2014 conosciuti come Euromaiden? Tanto, troppo…
“Quello che succederebbe se fosse eletta Clinton o Trump conta poco. Negli Usa conta solo il sistema. Anzi la posizione di Hillary rispetto al sistema è ancora piu forte di quella di Obama.

“In Occidente c’è una resistenza verso la storia ucraina, in questo film la raccontiamo in una prospettiva diversa, mai sentita. È difficile capire cosa è accaduto anche perché si confondono i nomi dei molti protagonisti. La cosa buffa è che un documentario come “Winter on fire: Ukraine’s Fight for Freedom”di Evgeny Afineevsky, che parlava degli stessi temi, è stato a un passo dagli Oscar, un lavoro però fatto tutto con materiale ufficiale e che diceva poco della verità di ciò che è accaduto”.

Sulle cosiddette “rivoluzioni colorate”, Stone così risponde:
 “Immaginate se una cosa del genere la facesse il Messico – dice Stone – , se pagasse oppositori messicani, il caso sarebbe subito stroncato dagli Usa come è successo per Occupy Wall Street”.
Tra le interviste presenti nel documentario, è presente anche quella fatta da Stone al Presidente russo Putin, il quale in merito al colpo di stato in Ucraina dichiara: ”Sappiamo cosa succederebbe se l’Ucraina cadesse sotto l’ombrello Nato. Dopo un po’ arriverebbero le basi missilistiche americane”.
Di Putin il regista sottolinea alcune impressioni:- “Sono stato colpito dalla sua natura non emotiva. Era molto calmo, ragionevole, e non mostrava di voler attirare simpatia, un uomo che conosce le cose”.

In questi mesi chi ha seguito il mio sito ha potuto trovare informazioni utili per capire cosa stesse e sta accadendo in Ucraina, chi gli americani hanno scelto per governare il paese, quali azioni quel governo neonazista ha intrapreso contro i cittadini russi, ignorando di fatto che circa il 30% della popolazione ucraina è russa.
Qualche mese fa l’usurpatore messo al governo del paese Yatsenyuk, è stato, nel silenzio generale, sostituito dall’ucraino Volodymyr Groisman, il quale non ha atteso molto per rendere omaggio ad i suoi padroni americani.
Il neo premier si è recato a Washington per incontrare il vicepresidente Usa J.Biden, il quale non ha perso occasione per ribadire il loro impegno: «gli Stati Uniti sostengono l’attuazione della rivoluzione» in Ucraina, sperando che «questa volta ci siano dei reali progressi. Questa – ha continuato Biden – deve essere l’ultima volta, se non sarà l’ultima, che almeno si facciano le cose per bene»

Dopo aver rilasciato queste ed altre dichiarazioni di questa intensità democratica, ha staccato l’ennesimo assegno volto a conquistare l’ennesimo paese ad ex dominio russo, ma come già spiegato su questo sito, l’Ucraina è inscindibile dalla Russia, per via della storia, tradizioni, lingua e cultura, ma ora, nello scacchiere geopolitico mondiale, Putin non permetterà agli Usa di impiantare le proprie basi a pochi metri dai propri confini…

 

GLI ESTRATTI DELL’INTERVISTA AD O.STONE SONO STATI RIPRESI DAL SITO ANSA.IT

VIRUS ZIKA,QUELLO CHE I MEDIA NON DICONO…

Pubblicato da Luca Cianflone il 05/02/2016

La Fondazione Rockefeller proprietaria del virus Zika

William Kress, Global Research, 3 febbraio 2016Screenshot-580

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato il virus Zika emergenza sanitaria globale il 1° febbraio, fornendo pochi dettagli sulla malattia. Quindi ecco alcuni fatti fino a ulteriori informazioni.
Questo virus trasmissibile per via sessuale è in circolazione da 69 anni ed è commercializzato da due società: LGC Standards (nel Regno Unito) e ATCC (negli Stati Uniti). Il Gruppo LGC è: “… l’Istituto Nazionale del Regno Unito per le valutazioni dell’industria chimica e le misure bioanalitiche, leader internazionale nei servizi per laboratori, campionamenti, materiali di riferimento e nel mercato sui test sul genoma e di compatibilità“. Uno dei rami, LGC Standards, è: “…Uno dei principali produttori e distributori globali di materiali di riferimento e programmi di verifica. Con sede a Teddington, Middlesex, Regno Unito, LGC Standards ha una rete di uffici di vendita dedicati in 20 Paesi di 5 continenti con più di 30 anni di esperienza nella distribuzione di materiali di riferimento. Questi prodotti e servizi di alta qualità sono essenziali per la misurazione accurata di analisi e il controllo di qualità, garantendo decisioni sicure sulla base di dati affidabili. Abbiamo un’eccezionalmente ampia guida ISO 34 sui materiali di riferimento accreditati presso 4 strutture produttive nel Regno Unito, Stati Uniti e Germania”.
LGC Standards è in partnership con ATCC, che è: “…La prima organizzazione globale in risorse di materiale e norme biologici la cui missione è volta ad acquisizione, autenticazione, produzione, conservazione, sviluppo e distribuzione dei microrganismi standard di riferimento, linee cellulari e altri materiali. Pur mantenendo la raccolta di materiali tradizionali, ATCC sviluppa prodotti di alta qualità, standard e servizi a sostegno della ricerca scientifica e delle scoperte che migliorano la salute generale delle popolazioni“. Questa “Partnership ATCC-LGC” è progettata per facilitare: “… La distribuzione di colture e bioprodotti dell’ATCC ai ricercatori delle scienze della vita in Europa, Africa, India e […] per rendere l’accesso alle grandi risorse dell’ATCC più facilmente accessibile per le comunità scientifiche europea, africana e indiana, gli stock locali con oltre 5000 singole colture sono supportati dalla nostra rete di uffici locali offrendo ai clienti i migliori servizi e supporto tecnico“. E chi possiede il brevetto del virus? LaFondazione Rockefeller!
Perché la questione della proprietà dei brevetti del virus Zika non è oggetto dei media? Per non dimenticare le parole di David Rockefeller nell’indirizzo a un vertice della Commissione trilaterale nel giugno del 1991, “Siamo grati a Washington Post, New York Times, Time Magazine e altre grandi pubblicazioni i cui direttori partecipano ai nostri incontri e rispettano la promessa di discrezione da quasi 40 anni. … Ci sarebbe stato impossibile sviluppare il nostro piano mondiale se fossimo stati sottoposti alle luci della pubblicità in quegli anni. Ma il mondo è più sofisticato e pronto a marciare verso un governo mondiale. La sovranità sovranazionale dell’élite intellettuale e dei banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale esercitata nei secoli passati”. La proprietà del virus Zika della Rockefeller Foundation rientra nel programma di “sovranità sovranazionale (dominata) da un’élite di intellettuali e banchieri mondiali…“?
Importante, il virus Zika può essere stato acquistato on-line dalla ATCC-LGC per 599 euro, con royalties a favore della Fondazione Rockefeller.Screen-Shot-2016-02-04-at-05.31.02

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

TRATTO DAL SITO AURORA