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PROTESTE IRAN-ISRAELE AMMETTE SUE INTROMISSIONI

Pubblicato da Luca Cianflone il 11/01/2018

ARTICOLO DI: Tali Heruti-Sover PER IL SITO haaretz.com
TRADUZIONE  E COMMENTO DI LUCA CIANFLONE

Il capo del Mossad Yossi Cohen ha affermato in una rara apparizione pubblica martedì scorso che Israele “ha occhi, orecchie e anche di più” in Iran. Parlando ad una conferenza del ministero delle finanze, Cohen è intervenuto in merito alle proteste in corso in Iran, dicendo che i civili iraniani starebbero protestando contro gli attuali problemi economici della Repubblica Islamica “perché nonostante le alte aspettative del popolare, Rohani non è riuscito agli occhi di gran parte della popolazione a migliorare la situazione economica “. Cohen ha aggiunto che “questa realtà sta spingendo le persone nelle strade, ma bisogna moderare le aspettative: mi piacerebbe vedere una rivoluzione, ma i manifestanti devono affrontare le forti oppositori. Nel contempo vediamo che l’Iran sta investendo sempre di più in sicurezza al fine di sostenere le sue aspirazioni di influenza in tutto il Medio Oriente “.

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Secondo Cohen, ci sono stati inoltre cambiamenti radicali nella lettura degli Stati Uniti della situazione in Medio Oriente dall’inizio della presidenza Trump; oltre ad un processo di rafforzamento dei legami tra Israele e gli Stati Uniti: “Vediamo un buon cambiamento che potrebbe tenere conto degli interessi di sicurezza israeliani, e così facendo aiuterà la nostra lotta per cambiare la direzione dell’influenza iraniana”. Ha sottolineato il seguente punto: “Il Mossad ha l’obbligo di ottenere una completa superiorità nel mondo dello spionaggio: non possiamo essere secondi a nessuno in termini di forza lavoro, difesa dagli attacchi informatici, nello spionaggio, non possiamo non essere i migliori”… 

 Domenica scorsa, il gabinetto di sicurezza israeliano si è riunito per un lungo incontro sulla situazione ai confini libanese e siriano. Funzionari israeliani di alto livello, tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Avigdor Lieberman, hanno espresso preoccupazione per gli sviluppi sul fronte settentrionale, per via della crescente influenza dell’Iran nella regione. Israele è altresì in allerta per la ricostituzione dell’arsenale missilistico del regime siriano di Assad, che sarebbe stato utilizzato per combattere i ribelli, e per la creazione di avamposti iraniani in Siria e in Libano.

ARTICOLO ORIGINALE IN INGLESE SU www.haaretz.com
TRADUZIONE DI LUCA CIANFLONE

 

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Queste dichiarazioni del capo dell’ agenzia di intelligence israeliana vanno a sommarsi ad altri indizi e quindi prove, che possono, ora, farci capire chi abbia avuto ed abbia tutt’ora l’interesse a fomentare i disordini in Iran. Oltre a queste implicite confessioni, si sommano alle prove d’accusa ad agenti esterni l’atteggiamento di Usa ed Israele, l’arresto di ( ex ) agenti CIA in territorio iraniano e non ultima la falsa notizia dell’ arresto dell’ ex presidente Ahmadinejad circolata qualche giorno fa; notizia rifilataci da tutto il mainstream ma la smentita quasi sottaciuta, con il chiaro intento di far credere all’opinione pubblica che i mandanti delle sommosse fossero identificabili in persone vicine al conservatore ed ex presidente Ahmadinejad, in accordo quindi con la Guida Suprema sciita Khamenei.
Tenuto conto di tutto ciò, la matrice di quelli scontri e le motivazioni, ci paiono oggi smascherati…

ISIS – AL BAGHDADI E’ MORTO

Pubblicato da Luca Cianflone il 28/04/2015

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Il capo dell’Isis Al Baghdadi, alla guida del Califfato islamico, risulterebbe deceduto.
La notizia arriva dal medio oriente, fonti giornalistiche irachene dichiarano che il Califfo sarebbe morto in un ospedale siriano, in seguito a ferite riportate in uno scontro con le forze dell’esercito iracheno e le forze popolari.
Già nei mesi scorsi era rimbalzata la notizia della morte di Al Baghdadi, ma non aveva trovato conferme all’interno delle fonti operanti in Iraq e Siria. Molto probabilmente l’episodio del ferimento che oggi sembra aver portato il Califfo alla morte, dovrebbe risalire allo scorso 18 marzo, quando confidenti dei servizi segreti ammettevano che il leader era stato gravemente ferito e si trovava in ospedale in gravi condizioni.
Ora Al Baghdadi viene dichiarato da medici israeliani “clinicamente morto”; questa specificazione potrebbe dare fondatezza alle versioni secondo cui lo stesso sarebbe in realtà “fuori-gioco” da alcune settimane, se non mesi, ma che per non destabilizzare il Califfato, si sia nascosta la sua morte. Questa notizia sembra infatti aver fatto emergere diverse ramificazioni all’interno del gruppo islamico estremista, infatti pare che in Iraq si sia giurata fedeltà ad Abu Ala Afri, uomo vicino ad Al Baghdadi, mentre i luogotenenti di Isis in Siria, sembrano averne rigettato la nomina…

Questo potrebbe essere il momento buono per attaccare con forza il Califfato, sfruttando il momento di confusione e, molto probabilmente, di conflitto interno al gruppo; magari “lavorando” con gli infiltrati o con quei personaggi che Cia e Mossad conoscono bene, per averli armati, addestrati e scelti e che poi gli sono scappati di mano, proprio come Al Baghdadi, presumibilmente assoldato quando era in prigioni americane, dal 2004 al 2007, poi vicino a Cia e Mossad ed infine qualche anno fa mandato in medio-oriente ad aiutare gli Usa a presenziare nelle “primavere” arabe ed africane…

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http://www.lucacianflone.com/le-radici-dellisis-ora/

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PARIGI,QUELLO CHE DIMENTICANO…

Pubblicato da Luca Cianflone il 12/01/2015

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Stupenda giornata quella di ieri…
La mia testa non riesce a trovare parole capaci di raccontare, descrivere, ciò che di stupendo è successo poche ore fa…
Le menti di poeti e acrobati della penna avranno e troveranno terreno più che fertile nella bellezza della manifestazione, dell’”abbraccio” di Parigi. Emozionante ed istruttiva. Rispondere all’odio dei terroristi, con l’amore ed il coraggio di cristiani, ebrei, laici, buddhisti, induisti, eccetera, eccetera, ma soprattutto musulmani.
L’unico modo per dare le risposte giuste è stringerci insieme, unirci in un abbraccio e lottare insieme affinchè tutti gli estremismi del mondo siano sempre meno pericolosi ed isolati.
Però l’uso che i governanti, i politicanti, hanno fatto della strage di Charlie, continua a non piacermi; trovo contraddizioni forti nella loro difesa dei diritti e soprattutto quelli inerenti alla libertà di stampa, diciamo così…
Un esempio: provate a sovrapporre, a l’immagine soprastante, questa:

 

 

Handala (1)
Viene in mente nulla? Chi è quel bimbo?

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Dai….! Han…d…a… Sono sicuro che a molti di voi sarà capitato di vedere questo bimbo; non ditemi che non lo vedete in faccia… lo si riconosce proprio perchè è sempre stato di spalle… e sempre lo sarà…

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E’ sempre stato raffigurato così, e sempre lo sarà, perchè aveva promesso che si sarebbe voltato solo quando sarebbe tornato a casa…ma a casa non è mai potuto  tornare e mai tornerà perchè il suo papà-creativo è stato assassinato. Mai tornato perchè quel bimbo rappresentava la resistenza della sua gente, la loro forza e la loro libertà, quasi sempre violata, quel bimbo era più che fastidioso per Israele…

6Quel bimbo si chiama Handala, il suo disegnatore era l’artista palestinese Naji al-Ali, un uomo in fuga, in esilio dal suo paese sin da bambino.
Quel bimbo forse, ha sempre raffigurato Ali stesso, lontano dal suo paese sin da quando aveva 10 anni, costretto ad osservare da lontano ciò che accadeva in Israele e Palestina, e in quella sua dannata Striscia di Gaza.
Lui le “strisce” di carta amava usarle come fogli bianchi su cui disegnare Handala, nonostante le minacce, il carcere, l’esilio… Handala era (e deve essere) disegnato sempre di spalle, a volte attivo in qualche azione simbolica ma spesso passivo, come a far sapere che lui vedeva, era lì, un bimbo sì, ma li guardava e denunciava con i suoi occhi, sguardo che noi non vedremo mai, ma che i suoi nemici hanno sempre fissato, temuto e per questo allontanato… Quelle spalle rivolte al lettore poi, a me, hanno sempre dato una parvenza di accusa, di critica, che lui ci facesse per la nostra indifferenza, noi giravamo le spalle al suo paese con la nostra distrazione, lui le voltava a noi…
Vi chiederete il perchè di questo mio “filo rosso” tracciato tra Handala e la foto dei capi di Stato… Be’, vedete quell’uomo sulla sinistra della foto con il braccio alzato per un saluto?, ecco, quello è Netanyahu, Primo Ministro israeliano, e proprio a lui, vorrei chiedere chi sparò in pieno volto al papà di Handala il 22 luglio 1987, portandolo alla morte pochi giorni dopo, il 29. Naji al-Ali fu colpito alla tempia destra fuori della sede di Londra del quotidiano kuwaitiano Al Qabas, la mano è ancora ignota, tutti gli indizi e le dichiarazioni dei sospetti, ci inducono a pensare che chiunque abbia sparato, l’abbia fatto per conto del Mossad, forza speciale israeliana. Ancora oggi non possiamo affermarlo con certezza processuale, ed è proprio per questo che mi piacerebbe si desse voce alla verità sulla morte di questo artista, in un giorno in cui si manifesta, anche, per la libertà e sicurezza dell’informazione, della satira e dei vignettisti in nome di Charlie Hebdo. Mi piacerebbe sapere chi e perchè, (anzi, questo credo già di saperlo), ci ha impedito di guardare gli occhi di Handala, immortale sì, ma in continua marcia, da un’ingiustizia ad un’ altra, simbolo della resistenza, simbolo della pace e dell’amore. Forse proprio per questo senza uno sguardo suo, ma con quello di ognuno di noi in prestito, anche solo per il tempo di una vignetta, a lui basta…

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