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ANTONINO DI MATTEO IN PERICOLO…

Pubblicato da Luca Cianflone il 16/11/2014

Il tritolo c’è, il bomb jammer no:
così il pm Di Matteo è a rischio

Il dispositivo elettronico in grado di neutralizzare qualsiasi ordigno esplosivo non è mai stato messo a disposizione della scorta del magistrato palermitano. Un anno fa il ministro Alfano aveva assicurato: “Arriverà al più presto”

di Giuseppe Pipitone

16 novembre 2014

Angelino Alfano lo aveva annunciato quasi un anno fa: “Il bomb jammer per il pm Di Matteo? È già stato messo a disposizione” aveva detto il ministro dell’Interno, dopo aver partecipato al vertice del comitato per l’ordine e la sicurezza, convocato alla prefettura di Palermo proprio per incrementare la sicurezza del pm minacciato da Riina. E invece undici mesi dopo a Palermo non si è vista traccia alcuna del jammer, il dispositivo elettronico in grado di bloccare le frequenze radio, neutralizzando così qualsiasi ordigno esplosivo piazzato nei pressi delle auto blindate dei magistrati.

Interrogazioni parlamentari, dichiarazioni di Salvatore Borsellino, manifestazioni e cortei delle associazioni antimafia: tutte azioni per chiedere al governo di concedere alla scorta del pm l’utilizzo del jammer. Niente da fare però: nonostante le decine di rassicurazioni il congegno elettronico da Roma non è mai arrivato. Ufficialmente dicono che il dispositivo è ancora in fase di sperimentazione per saggiare i possibili effetti collaterali. In realtà il Jammer è stato già utilizzato diverse volte, per scortare i capi di Stato stranieri in visita nel nostro Paese: fonti interne agli apparati raccontano poi di come persino la scorta di Renato Schifani lo abbia utilizzato in alcune trasferte palermitane dell’allora presidente del Senato. Per Di Matteo, però, il jammer non c’è. Nemmeno adesso che è arrivata la “cantata” di Vito Galatolo, il boss dell’Acquasanta che ha raccontato come a Palermo sia già arrivato il tritolo per fare fuori il pm, titolare dell’ inchiesta sulla Trattativa Stato mafia. E a volere quell’attentato sarebbe non sarebbe solo Cosa nostra. Anzi, a far fuori Di Matteo, secondo Galatolo,  “sono interessate anche entità esterne”. Quali entità? E per quale motivo?

Di sicuro c’è solo che Di Matteo è da più di un anno e mezzo al centro di una strategia della tensione che mixa minacce, allarmi bomba e confidenze provenienti dal ventre molle di Cosa nostra raccontano di un attentato già in fase preparatoria. L’escalation di minacce era cominciata con una lettera anonima arrivata in procura, dove l’estensore spiegava come “amici romani” di Matteo Messina Denaro avessero già decretato la morte del pm, perché qualcuno non voleva un governo fatto di “comici e froci”. L’attentato contro Di Matteo era stato ordinato, secondo l’anonimo estensore anche da Totò Riina: fattispecie verificata alcuni mesi dopo, quando le microspie piazzate nel carcere milanese di Opera avevano intercettato il capo dei capi mentre emetteva la sua sentenza di morte. È da quel momento che scatta l’allerta al palazzo di giustizia e la scorta di Di Matteo viene potenziata. Ai cinque carabinieri predisposti all’inizio per tutelare la sicurezza del magistrati, vengono affiancati gli uomini del Gis, il Gruppo intervento speciale dei Carabinieri, teste di cuoio addestratissime per ogni evenienza. Anche il parco automobili è stato di recente rafforzato: alle due jeep con un livello di blindatura medio è stato aggiunto un altro suv, con blindatura B6, resistente a colpi ripetuti di Kalashnikov. Solo che la nuova auto, quella messa a disposizione di recente per proteggere meglio Di Matteo, non è dicolore grigio come le altre, ma nera: un dettaglio importante per ipotetici attentatori che capirebbero facilmente in quale jeep si trova il pm. “Il problema maggiore – dicono però i ragazzi della scorta – non è uno scontro a fuoco o un attentato con fucili mitragliatori o armi da fuoco: il vero problema è un attentato con il tritolo, a quello non si scampa neppure con le auto più blindate del mondo”. L’unico modo per disinnescare una nuova possibile strage e salvare la vita a Di Matteo e ai ragazzi della scorta è appunto il Jammer: che però da Roma qualcuno continua a non spedire a Palermo. Dove il tritolo per Di Matteo sarebbe già pronto: un attentato voluto anche da ambienti esterni a Cosa Nostra. Che in questo momento andrebbe a segno perché ambienti interni allo Stato bloccano l’arrivo del congegno anti bomba per il pm più a rischio d’Italia.

TRATTO DA L’ORA QUOTIDIANO

Queste le parole del pm, durante la manifestazione organizzata in suo sostegno:

“Io non so cosa accadrà ho solo una speranza nel cuore, la speranza che conserverete sempre questa passione civile”
Ed ancora:
“Soprattutto mi rivolgo ai ragazzi, ai giovani; ho la speranza che non vi adeguerete mai all’andazzo prevalente di un Paese sempre più indifferente alla giustizia e insofferente alla verità e all’indipendenza della magistratura ed alla tutela vera dei valori costituzionali. Ho questo sogno nel cuore. Solo voi cittadini e sopratutto giovani avete la possibilità di cambiare le cose, di sconfiggere la mafia, la corruzione la mentalità mafiosa dell’appartenenza del potere fine a se stesso. Coltivate il vostro sogno e perseguite con forza i vostri ideali”.Ha concluso così: “Comunque vada avrete combattuto per rendere più giusto e libero il Paese sarà stata una giusta battaglia”.

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