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PROTESTE IRAN-ISRAELE AMMETTE SUE INTROMISSIONI

Pubblicato da Luca Cianflone il 11/01/2018

ARTICOLO DI: Tali Heruti-Sover PER IL SITO haaretz.com
TRADUZIONE  E COMMENTO DI LUCA CIANFLONE

Il capo del Mossad Yossi Cohen ha affermato in una rara apparizione pubblica martedì scorso che Israele “ha occhi, orecchie e anche di più” in Iran. Parlando ad una conferenza del ministero delle finanze, Cohen è intervenuto in merito alle proteste in corso in Iran, dicendo che i civili iraniani starebbero protestando contro gli attuali problemi economici della Repubblica Islamica “perché nonostante le alte aspettative del popolare, Rohani non è riuscito agli occhi di gran parte della popolazione a migliorare la situazione economica “. Cohen ha aggiunto che “questa realtà sta spingendo le persone nelle strade, ma bisogna moderare le aspettative: mi piacerebbe vedere una rivoluzione, ma i manifestanti devono affrontare le forti oppositori. Nel contempo vediamo che l’Iran sta investendo sempre di più in sicurezza al fine di sostenere le sue aspirazioni di influenza in tutto il Medio Oriente “.

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Secondo Cohen, ci sono stati inoltre cambiamenti radicali nella lettura degli Stati Uniti della situazione in Medio Oriente dall’inizio della presidenza Trump; oltre ad un processo di rafforzamento dei legami tra Israele e gli Stati Uniti: “Vediamo un buon cambiamento che potrebbe tenere conto degli interessi di sicurezza israeliani, e così facendo aiuterà la nostra lotta per cambiare la direzione dell’influenza iraniana”. Ha sottolineato il seguente punto: “Il Mossad ha l’obbligo di ottenere una completa superiorità nel mondo dello spionaggio: non possiamo essere secondi a nessuno in termini di forza lavoro, difesa dagli attacchi informatici, nello spionaggio, non possiamo non essere i migliori”… 

 Domenica scorsa, il gabinetto di sicurezza israeliano si è riunito per un lungo incontro sulla situazione ai confini libanese e siriano. Funzionari israeliani di alto livello, tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Avigdor Lieberman, hanno espresso preoccupazione per gli sviluppi sul fronte settentrionale, per via della crescente influenza dell’Iran nella regione. Israele è altresì in allerta per la ricostituzione dell’arsenale missilistico del regime siriano di Assad, che sarebbe stato utilizzato per combattere i ribelli, e per la creazione di avamposti iraniani in Siria e in Libano.

ARTICOLO ORIGINALE IN INGLESE SU www.haaretz.com
TRADUZIONE DI LUCA CIANFLONE

 

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Queste dichiarazioni del capo dell’ agenzia di intelligence israeliana vanno a sommarsi ad altri indizi e quindi prove, che possono, ora, farci capire chi abbia avuto ed abbia tutt’ora l’interesse a fomentare i disordini in Iran. Oltre a queste implicite confessioni, si sommano alle prove d’accusa ad agenti esterni l’atteggiamento di Usa ed Israele, l’arresto di ( ex ) agenti CIA in territorio iraniano e non ultima la falsa notizia dell’ arresto dell’ ex presidente Ahmadinejad circolata qualche giorno fa; notizia rifilataci da tutto il mainstream ma la smentita quasi sottaciuta, con il chiaro intento di far credere all’opinione pubblica che i mandanti delle sommosse fossero identificabili in persone vicine al conservatore ed ex presidente Ahmadinejad, in accordo quindi con la Guida Suprema sciita Khamenei.
Tenuto conto di tutto ciò, la matrice di quelli scontri e le motivazioni, ci paiono oggi smascherati…

QUESTIONE PALESTINESE

Pubblicato da Luca Cianflone il 03/01/2018

Inauguro il nuovo sito, scusandomi con i lettori per l’assenza, con un articolo purtroppo più che mai attuale, trattando il tema dello scontro tra palestinesi e israeliani.
Intendo mettere in evidenza l’inizio e le motivazioni dello scontro e quanto l’occidente fu, è e sarà responsabile dei morti che continueranno a cadere in ambo gli schieramenti. Mi preme anche ricordare quanto questo scontro sia centrale nello scacchiere geopolitico internazionale ma soprattutto ago della bilancia in Medio Oriente.

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Con la definizione ” Questione Palestinese ” si etichetta lo scontro tra Israele e Palestina in modo ingannevole, si commette, spesso involontariamente, una leggerezza che poi tanto leggera non è! Con questo titolo si contribuisce a considerare i palestinesi come il problema di quello scontro; sponsorizzando quell’operazione che dura ormai da decenni, che tende a voler deresponsabillizzare i sionisti di Israele considerandoli vittime di una situazione a loro discapito… La versione dei fatti infusa alla popolazione occidentale è questa: gli abitanti arabi della Palestina vogliono cacciare gli ebrei, vittime ancora una volta del dramma orrendo dello sterminio della razza! La verità non è questa, ebrei e palestinesi hanno convissuto in pace per secoli in terra di Palestina, tutto cominciò a cambiare dalla fine del 1800, quando i sionisti decisero che lì dovesse sorgere lo Stato d’Israele, cominciando così una politica feroce a discapito delle popolazioni arabe ivi situate. Vi propongo uno scritto di denuncia di un ebreo che tutti conosciamo, al di sopra di ogni sospetto Albert Einstein:

Fra i fenomeni più preoccupanti dei nostri tempi emerge quello relativo alla fondazione, nel nuovo stato di Israele, del Partito della Libertà (Tnuat Haherut), un partito politico che nella organizzazione, nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale appare strettamente affine ai partiti Nazista e Fascista.(…)

E’ inconcepibile che coloro che si oppongono al fascismo nel mondo, a meno che non sia stati opportunamente informati sulle azioni effettuate e sui progetti del Sig. Begin, possano aver aggiunto il proprio nome per sostenere il movimento da lui rappresentato. Prima che si arrechi un danno irreparabile attraverso contributi finanziari, manifestazioni pubbliche a favore di Begin, e alla creazione di una immagine di sostegno americano ad elementi fascisti in Israele. (…) Ciò è, semza ombra di errore, il marchio di un partito Fascista per il quale il terrorismo (contro gli Ebrei, gli Arabi e gli Inglesi) e le false dichiarazioni sono i mezzi e uno stato leader l’obbiettivo. (…)

Queste sono alcune frasi tratte da una lettera sottoscritta da diversi rappresentanti illustri ebrei e non solo, pubblicata sul New York Times del 1948. Vi allego l’intero scritto qui. Ora, ricostruire l’intera storia del conflitto tra Israele – Palestina in un articolo sarebbe impossibile, quindi ho deciso di riportarvi i momenti chiave di questo scontro, cercando di farvi conoscere i motivi per cui i palestinesi hanno compiuto e compiono atti di terrorismo e rivolta condannabili ed esecrabili, intendo spiegare che la violenza dei palestinesi non è un’ AZIONE, ma una REAZIONE, seppur brutale e terroristica, comprensibile ( in quanto ci sono dei motivi ) ma ripeto non condivisibile. Intendo prima sgomberare il campo da qualsiasi fraintendimento. Qui non si tratta di criticare gli ebrei in quanto tali, Dio gli abbia in gloria, io racconterò quello che i loro leader sionisti hanno commesso ai danni degli arabi e dei propri cittadini israeliani, entrambi scaraventati in un conflitto brutale, che con un po’ di buona volontà e giustizia si sarebbe potuto fermare decenni or sono.
Non potendo partire da Abramo, ricordo solo che secondo la Bibbia ebrei ed arabi derivino dai due figli di Abramo, Ismaele ed Isacco, il primo allontanato dopo la nascita del secondo. Ismaele darà origine agli arabi, Isacco agli ebrei.
Ho scelto di raccontarvi gli snodi del suddetto scontro a partire dal 1884-85, anno che a parere di qualsiasi studioso imparziale ed informato, rappresenta l’inizio della “questione”.

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Si era in periodo di colonialismo feroce e spietato da parte delle potenze europee. Per sentirsi meno colpevoli dei soprusi nei confronti delle colonie conquistate, a Berlino nel 1884 fu organizzata un’ assemblea durante la quale si sancì che la potenza di turno potesse prendersi il territorio voluto in caso di ” Terra Nullius “, cioè dove e quando ci fosse una terra che non appartenesse a nessuno. Da questa data in poi, la vita dei palestinesi non fu mai più come prima. Qualche anno dopo, 1897, diverse intelligenze ebree decisero che si sarebbero dovuti radunare in una terra, non avendone una, per formare il proprio Stato. Si pensò ad un territorio negli Usa, in Turchia, in Africa, in Argentina, ma poi si finì per scegliere la Palestina. I primi pensatori non sarebbero voluti cadere nell’eterna questione della “Terra Promessa” scegliendo un territorio in quella zona araba, ma ahimè, non andò così… Cominciò così una migrazione continua verso la Palestina, considerando quella terra, erroneamente, una terra di nessuno, ” Terra Nullius “. Ricordo che di ebrei in Palestina ce n’erano già, e fino ai primi anni del novecento, arabi ed ebrei convissero in serenità e senza scontri razziali,; gli ebrei erano bene accetti perchè portavano ricchezza e lavoro per gli abitanti, tanto che diversi rabbini avevano sottolineato che la loro condizione di vita con gli arabi era pressochè ideale. La politica dei Sionisti fu semplice, spingere gli arabi palestinesi alla fame, comprando più terra che poterono e togliendoli dai terreni che da decenni lavoravano per proprietari all’estero; Ben Gurion, considerato uno dei padri sionisti affermò : ” Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla popolazione araba”; questo era il volere e l’intento dei leader sionisti. La situazione peggiorò alla fine della 1^  Guerra Mondiale, quando l’Impero Ottomano crollò e la Palestina venne assegnata al controllo della Gran Bretagna, gli inglesi per garantirsi il passaggio verso le Indie dal Canale di Suez stipularono accordi con i sionisti  a garanzia di un buon rapporto, quindi la GB non potè e non volle essere quello Stato garante dell’imparzialità nella gestione di una questione che stava sempre più precipitando. Venivano armati gli ebrei e confiscate armi ai palestinesi, venivano assegnati posti di potere solo o in gran parte agli ebrei, aranceti e terreni coltivabili ed come ultima sanzione la GB pretese che i palestinesi pagassero i debiti di guerra degli ottomani, non potendoli pagare molti arabi furono costretti a vendere terreni che puntualmente vennero acquistati da ebrei, inasprendo quelle pratiche di spoliazione cominciate ad inizio secolo.

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Si arrivò in questo clima di “invasione” ai primi scontri violenti degli anni venti, in cui contadini disperati ed umiliati cercarono di reagire ad azioni neo-naziste come quelle sopracitate. Nel 1928 gli inglesi cercarono di porre rimedio agli scontri, proponendo una spartizione territoriale in cui agli ebrei veniva assegnato il 50% del territorio a fronte di una proporzione di abitanti di 80/20 a favore degli arabi. Inizialmente i palestinesi rifiutarono sentendosi ancora una volta derubati, ma vedendosi strozzati, l’anno dopo accettarono questo patto assurdo, ma a quel punto furono i sionisti a non firmare, convinti di poter ottenere ancora di più, fedeli all’idea di eliminare il popolo palestinese dalla ” loro ” terra. Arriviamo al ” Libro Bianco ” del 1939, quando gli inglesi persuasi nel voler mettere fine alla violenza, si avvicinarono alle necessità palestinesi, fino a quando però, gli stessi chiederanno di istituire la Palestina come Stato, a quel punto insorsero i sionisti e la GB non potè continuare le trattative, facendo saltare gli accordi. Inizia la 2^ Guerra Mondiale, gli ebrei furono vittime di quell’orrore che fu il nazismo, 6 milioni di ebrei sterminati alla fine del conflitto. In forza di ciò, le potenze mondiali, sentendosi parzialmente responsabili  per non aver fatto abbastanza, incentivano l’emigrazione di ebrei in Palestina, chiudendo un occhio, spesso anche due, su quello che succedeva ai palestinesi, in quel periodo arrivò la denuncia di Einstein. L’Inghilterra nel 47 rimise il suo mandato, affidando all’Onu la gestione della Questione Palestinese; già più di 250 mila palestinesi erano stati cacciati dalle loro terre, con diversi omicidi e stragi, villaggi e paesi bruciati, distrutti e ricostruiti sotto bandiera sionista ad opera di gruppi armati organizzati e riconosciuti dagli inglesi stessi come terroristi. Nel 48 nacque ufficialmente lo Stato di Israele, legittimazione all’attenzione mondiale a discapito degli arabi ai quali fu ed è impedito la costituzione di uno Stato riconosciuto unanimemente. Esemplificative furono le parole del Ministro dell’agricoltura israeliano Aharon Cizling: ” Adesso anche gli ebrei si sono comportati come i nazisti, e tutta la mia anima ne è scossa…” Queste parole furono pronunciate dopo l’attacco terroristico al villaggio di Deir Yassin, dove morirono più di 250 persone, uomini, donne e bambini, uno dei diversi rastrellamenti etnici. Questo fu uno dei molti atti neo-nazisti di quegli anni, in scia al pensiero del suo Primo ministro Ben Gurion…

 “C’è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l’operazione non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti

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Tutto questo accadeva prima della guerra del 48, queste azioni rientravano in un disegno prestabilito atto a costringere i palestinesi ad una reazione, di modo che il governo sionista potesse poi essere giustificato nella repressione conseguente. La guerra del 48 è avvolta da un altro mito: il neo-nato Stato di Israele all’indomani della sua creazione riesce a resistere all’attacco dei paesi arabi confinanti, scattato dopo anni di stermini, spoliazioni e più di 250 mila sfollati. La guerra fu però poco più che una messa in scena, gli eserciti arabi non rappresentarono mai un pericolo per Israele, in quanto l’unico Stato militarmente forte era la Giordania, la quale però si accordò preventivamente e di nascosto con Ben Gurion per dividersi parte della Palestina. La guerra fu chiamata da un generale inglese ” funny war ” guerra bufala. Al termine di questa, l’Onu prese in mano la situazione definitivamente, proponendo però l’ennesimo piano di spartizione inaccettabile per i palestinesi, i quali rifiutarono perchè ne avrebbero solo perso; fecero comunque fatti passare come quelli che non vollero la pace, ma lo stesso Gurion nei suoi diari annotò che comunque neanche Israele avrebbe accettato, convinto sempre più della sua politica neo-nazista. Riporto la frase dell’intellettuale ebreo Norman G. Finkelstein, la cui famiglia fu vittima delle persecuzioni naziste:

Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti.

Non potendomi dilungare ancora per molto, non posso esimermi dal citare la prima di molte condanne Onu: essa fu emessa nel 1953, per terrorismo ai danni del futuro presidente Ariel Sharon, resosi colpevole di aver segregato diverse famiglie palestinesi nelle loro abitazioni e averle fatte poi esplodere con la dinamite.

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Nei decenni che seguirono la situazione non cambiò, si succedettero guerre, scontri ed attentati  che lasciarono sul campo migliaia di morti, israeliani e palestinesi. Gli episodi da raccontare sarebbero decine, momenti in cui la pace sembrò possibile ed al contrario, anni in cui una risoluzione parve impossibile.
Come sappiamo lo scontro prosegue, l’ultimo momento di tensione è quello di qualche giorno fa, scatenato dalle dichiarazioni assurde ( non per gli Usa) del Presidente americano Trump, il quale, istigato dai soliti poteri sionisti, ha candidamente e semplicemente gettato benzina su un fuoco che da anni molti sembrano non voler spegnere, dichiarando di voler spostare la propria ambasciata israeliana a Gerusalemme, città santa per ambo gli schieramenti e terra divisa tra arabi ed ebrei, scatenando l’auspicata ( perchè logica e quindi prevedibile) reazione palestinese e conseguente repressione e stretta del governo sionista ai danni degli arabi.
Ancora una volta gli Usa non hanno avuto scrupoli nel provocare morti e feriti a vantaggio dei soliti giochi di potere…

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AMERICA SAYS LIES…AGAIN

Pubblicato da Luca Cianflone il 28/06/2017

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Il portavoce della Casa Bianca,  Sean Spicer, dichiara che secondo le loro fonti Assad starebbe preparando un nuovo attentato con armi chimiche, confessando di essere stati in grado di dedurlo, riconoscendo le stesse tracce lasciate prima dello scorso attentato del 4 aprile, quando persero la vita 87 persone a causa di agenti chimici rilasciati durante esplosioni. Quelle esplosioni furono immediatamente ricondotte all’Esercito siriano e poche ore dopo il Presidente Trump sganciò i suoi missili contro una base siriana. Peccato si sia dimostrato nei giorni ed ormai mesi successivi che quell’attacco non si potesse ascrivere ad Assad, qui trovate il mio articolo, scritto poche ore dopo, dove ragionando sempre sugli scopi di un avvenimento, chi avvantaggia, affermai che il Presidente siriano non avrebbe avuto motivi e vantaggi nel compiere un atto del genere. Ora in rete troverete tutto il materiale e le dichiarazioni, anche dei commissari mandati ad investigare, che smontano o quantomeno non confermano ricostruzioni americane.

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Quindi ci risiamo, gli Usa non vogliono e non possono mollare l’osso, continuano a mentire e far ripetere a tutto il mainstream le loro falsità; Assad deve cadere, perchè destituendo lui si colpirebbero Iran e Russia, veri obiettivi americani ed alleati storici della Siria.
Gli Usa ed i loro ( anche nostri) partners hanno investito molto in questa operazione, tanti gli interessi che Washington ed Ue devono garantire e difendere, Arabia Saudita e Turchia battono i pugni sul tavolo della Nato, bisogna mantenere i patti stretti con loro. Erdogan ha già perso la faccia avendo prima aiutato l’Isis e provocato Putin, per poi chiederne l’aiuto per contenere un ex alleato ormai fuori controllo, mentre il monarca saudita vuole prendersi a tutti i costi il predominio della regione, con il benestare Usa, vedendo sconfitti gli Stati sciiti di Iran e Siria ( sull’appartenenza degli alawiti siriani agli sciiti, se non addirittura all’Islam ci sarebbero da scrivere pagine e pagine, ma oggi semplificherò, sappiate che è questione aperta da secoli e non chiusa, nonostante i proclami…).

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Ora, mi auguro con tutto cuore che questo attacco non si verifichi, ma conoscendo gli interessi in campo e sentendo le minacce contro chi sostiene Assad e quindi implicitamente complici di questi attentati, non mi stupirei se si verificasse questa paventata strage, magari un altro “false flag”, gli Usa sono maestri in questo!, decine i casi dimostrati anche dei loro stessi tribunali.
Speriamo di no, che questi siano solo avvertimenti e propaganda, ma la guerra continua, anzi le guerre, i soggetti sono molti, altissimi gli interessi ed i soldi in gioco, che non ci vengano però a parlare di democrazia e religione! Qui si muore solo per potere e soldi, il resto è solo fumo negli occhi!

TRUMP BOMBARDA SIRIA MIRANDO PUTIN

Pubblicato da Luca Cianflone il 08/04/2017

Torno a scrivere in un giorno triste e temo storicamente tragico, impegnato nei miei studi, ho trascurato in queste ultime settimane il sito, ma oggi non posso esimermi dall’ esprimere il mio punto di vista, nell’illusione che il mio impegno possa esser utile anche solo nel mostrare ad alcune centinaia di persone, un’altra verità, quella che secondo me è quanto di più vicina alla realtà.
Nel fare questa sintetica ricostruzione storica e geopolitica della questione siriana mi baserò unicamente sui fatti appurati e sulla logica.
Inizio con il mettere in chiaro alcuni presupposti fondamentali, senza i quali tutto il racconto ne risentirebbe.

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Assad non è certo un politico democratico, garante dei diritti e della libertà del proprio popolo. Non è sicuramente l’esempio di presidente a cui giovani politici dovrebbero ispirarsi. Un Stato dovrebbe avere una guida sicuramente diversa, ma anche il miglior pilota ha bisogno della macchina giusta per correre al massimo. La Siria sarebbe pronta ad avere una guida diversa? Ci sono figure politiche in grado di unire la maggioranza del Paese senza scatenare la ribellione delle minoranze?
No, la risposta non può che esser questa, triste, pessimistica ma corroborata da esempi storici contemporanei.
Il Medio Oriente, forse ancor più  di quello che fu l’occidente, è un crogiolo di soggetti, religioni, passioni, istinti, lotte, fratellanze, credo, fedi, culture, tradizioni ed abitudini quanto più diverse possibile, ma al contempo legate indissolubilmente , una matassa inestricabile di più fili annodati assieme in modo tale che tirandone uno qualsiasi, l’intera massa ne subisca l’effetto motorio.
Non si può parlare di Siria senza conoscere ciò che sta attorno e dentro ad essa; per capire la vicenda di questi giorni occorrerebbe leggere pagine e pagine solo per intuirne lo schema generale, va da se che non tutti possono farlo, quindi il mio compito sarà quello di raccontarvi per sommi capi la vicenda, il racconto sarà per forza di cose spesso superficiale, ma in un articolo non posso fare diversamente.
Partirò non dalle origini del popolo siriano ma molto più semplicemente dalla fine della Prima Guerra Mondiale, snodo cruciale nel racconto della storia del Medio Oriente contemporaneo. Caduta Impero Ottomano e spartizione tra le potenze vincitrici dei territori arabi, ad esempio Israele all’Inghilterra e Siria sotto giurisdizione francese. I confini di questi territori però, non furano fatti tenendo in considerazioni i vari aspetti culturali, religiosi e politici di quelle zone, si crearono così Stati in cui si trovarono a dover convivere caratteristiche e peculiarità le più diverse e spesso contrapposte possili.
Altro evento determinante ed ancora oggi attuale fu sicuramente la creazione dello Stato d’ Israele. La questione palestinese l’affronterò in un altro articolo, vi basti sapere che i paesi arabi, considerano da decenni Israele come una minaccia sul controllo della zona, per via della religione e per i soprusi compiuti ieri ed oggi dai sionisti contro gli arabi palestinesi. Negli anni settanta Siria ed Israele si scontrarono per diversi anni, scontri che videro i sionisti, con l’aiuto degli Usa, strappare territori alla Siria, regioni ancora oggi nelle mire siriane…
Dal dopoguerra in poi, la Siria ha vissuto decine di colpi di Stato, sono quindi abituati a dover lottare per il potere, non si può chiedere ad un Paese di cambiare in qualche mese, l’ultimo golpe riuscito fu propri ad opera di un Assad, Hafiz al Assad, padre di Bashar attuale presidente della Siria. Hafiz faceva parte del partito Ba th, partito sciita ancora a capo del Paese, fu prima ministro e poi nel 1971 prese il comando con forza dittatoriale, atteggiamento che tenne fino alla sua morte nel 2000. Il suo successore sarebbe dovuto essere il primogenito, ma morì e quindi Bashar fu catapultato in un ruolo per lui inaspettato, studente e poi uomo ormai occidentalizzato in GB.

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Torniamo agli anni settanta, scontri con Israele e strategie geopolitiche vedono Assad entrare in Libano, terra originariamente siriana, ufficialmente con lo scopo di ristabilire l’ordine, ma che alla fine vide la Siria sostenere il partito Hezbollah, acerrimo nemico di Israele.
Assad non molla suo dominio in Libano, scatenando la reazione di Israele e dei suoi alleati. In tutto questo, le relazioni con i palestinesi non furono ottimali, pur difendendone la causa, Assad ed il leader dell’Olp (movimento palestinese per la liberazione) Arafat non si sopportarono mai, arrivando più volte allo scontro, diretto ed indiretto, anche tramite azioni terroristiche.
Negli anni 90, la Siria strizzo l’occhio agli Usa, partecipando alla coalizione dispiegata per liberare il Kuwait dagli invasori iracheni, nonostante Saddam fosse di fede sciita come il partito Ba’th.
In quello stesso decennio ci fu il crollo dell’Unione Sovietica e tutta la zona medio orientale ne risentì; la Siria apparteneva al blocco sovietico, soprattutto grazie alle pressioni egiziane, Stato con il quale Assad fu molto legato politicamente, fatto sta che all’avvenuto disfacimento russo, Siria e non solo, guardarono ad occidente, sperando di ricavarne vantaggi, il supporto al Kuwait rientra in questa idea politica. Fu così che gli Usa depennarono il nome della Siria dalla lista dei Paesi “canaglia”, salvo poi inserirla nuovamente una dozzina di anni dopo, quando Assad figlio si rifiutò di sostenere attacco Usa ancora all’Iraq di Saddam.
Cosa abbia rappresentato quell’invasione ce l’hanno confessato anni dopo i responsabili stessi, “un grosso errore…”. I risultati li stiamo ancora pagando…
Il 2003 spinse la Siria a stringere definitivamente i propri rapporti con la Russia, intesa che dura ancora oggi.
A questa partnership tra Assad e Putin si deve aggiungere l’Iran, infatti il paese asiatico fin dal 1979, anno della rivoluzione di Khomeyni, rappresenta per il governo Ba th un ottimo alleato. Questa vicinanza si può spiegare per gran parte con motivazioni religiosi. infatti l’Iran è lo Stato sciita per eccellenza, guida di tutti gli sciiti e fortemente contrapposto ai paesi a guida sunnita come l’Arabia Saudita.
Le forze in campo sono queste: da una parte Usa e quindi Nato e Ue, Israele, Arabia Saudita Stati del golfo e Turchia, dall’altra Russia, Iran e Siria.
Ci sono poi minoranze e gruppi militari che lottano dall’una e dall’altra parte, ognuno con i propri scopi e motivazioni, ma non posso dilungarmi.

Poco dopo l’insediamento del  trentenne Assad, l’occidente scommette su di lui, sperando di arrivare a cambiare in meglio i rapporti tra ovest e Siria e facendo di Damasco un punto di controllo del Medio Oriente. Assad  inizia una politica riformista del paese e promette timidamente leggi a favore della democrazia; la Francia in memoria dei passati rapporti, cerca di fare da anello di congiunzione tra Siria ed Usa, Obama confidava di poter utilizzare i siriani per controllare i gruppi terroristici medio orientali e per impiantare basi in quella zona del mondo, continuando la loro politica di conquista e colonizzazione “discreta”.Con il passare degli anni pare evidente che Assad non avrebbe voluto e potuto compiere quelle riforme democratiche auspicate, non volle perdere il controllo del paese, il partito Ba th essendo una minoranza, sapeva che avrebbe ceduto la guida dell Stato e non lo permise.

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Tra alti e bassi le due posizioni rimasero distanti ma sostanzialmente gli Usa ed i francesi sanno che Bashar è il migliore dei mali…
Nel 2007 Sarkozy convince Assad a riconoscere l’indipendenza del Libano e propone l’idea dell’Unione dei Paesi Mediterranei, i rapporti culminano con l’invito del Presidente siriano alla parata del 14 luglio a Parigi. Bashar trova la legittimazione occidentale ed ottiene nel 2010 la ridiscussione dell’embargo dopo circa 5 anni, con l’impegno di ammorbidire lo scontro con Israele.
Tutto crolla nel 2011, arriva l’anno delle “primavere arabe”. Le rivoluzioni iniziano a scuotere il mondo arabo, dopo Egitto e Tunisia, il vento delle rivoluzioni arriva in Siria a marzo. Assad reagisce con forza ed affida all’esercito la repressione delle proteste, reagisce come avrebbe fatto il padre. Inizia la guerra civile ed iniziano le ingerenze da parte dei nemici storici della Siria, i quali finanziano, addestrano ed armano i ribelli con l’obbiettivo di abbattere Assad.
L’occidente non può permettersi di trovarsi alla fine dello scontro dalla parte sbagliata della barricata, gli Usa decidono di sostenere i ribelli ed abbandonano il regime siriano, convinti sia prossimo alla caduta.
Le valutazioni non furono tese alla democrazia e alla libertà, ma a meri scopi economici e politici, cambiarono in corsa il loro cavallo vincente, ed ora non gli rimaneva che truccare la gara. Obama stanzia centinaia di migliaia di dollari a sostegno dei ribelli, collaborano a bombardamenti ed attacchi su Damasco. Facendo pressioni tramite l’Onu, cerca di convincere Putin ad abbandonare il suo alleato, ma il Presidente russo rimane fermo sulle sue posizioni, sapendo che qualora Assad fosse caduto, la Siria sarebbe implosa e gli effetti si sarebbero ripercossi su Mosca e tutta la zona. Assad grazie a Russia ed Iran riesce a resistere e reagire; presto ci si accorge degli errori, sempre che lo siano, commessi da Usa e Francia; emerge sempre con più chiarezza l’impossibilità di un dialogo tra e con i ribelli, tra i moderati spiccano fazioni terroristiche ed estremiste, una cooperazione diventa inimmaginabile soprattutto con la conquista da parte dell’isis di territori siriani.

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Improvvisamente si ritrovarono “alleati” isis, ribelli moderati ed Usa, combattevano contro lo stesso nemico. Ho precedentemente scritto su cosa sia l’isis, qui troverete l’articolo, quando il mondo, nonostante la disinformazione occidentale, si accorse di quali fossero le alternative ad Assad, la lotta dell’occidente ad Assad si affievolì. Ci fu il primo colpo di teatro Usa: nel 2013 Assad fu accusato di aver usato armi chimiche contro i ribelli e civili, il mondo si sdegnò e tornò ad attaccare Assad, si mosse la Nato, l’Onu, Obama ed Hollande erano pronti a bombardare Damasco, salvo poi desistere, determinante fu l’intervento di Putin, il quale sostenne di credere ad Assad, che smentiva decisamente di aver usato tali armi e si impegnò a convincere la Siria ad accettare inviati Onu per indagare. Le indagini non riuscirono a trovare prove contro Assad, ma i media occidentali sulla vicenda furono molto distratti, tanto che in questi giorni continuano a ripetere con sicurezza di un nuovo attacco chimico.
L’onu disse:
I ribelli dissero:
Le immagini dissero:

Tutto finito nel dimenticatoio… Come se nulla fu… Il mondo della disinformazione decise che quell’attacco fu opera di Assad, poco importa se le prove dicessero altro, lo scopo era comunque raggiunto, far passare agli occhi del mondo inevitabile l’intervento contro Bashar.
I mesi successivi furono difficilissimi per i siriani, migliaia di morti, feriti ed evacuati in entrambi i fronti, con massacri e violenze spesso brutali. Assad oggi è riuscito a riconquistare molte delle zone perse e con l’aiuto di Russia ed Iran ha fermato l’avanzata dell’isis, che negli ultimi mesi è sembrato essere vicino alla sconfitta. Il merito di ciò è da attribuire in gran parte a Putin, l’unico delle grandi potenze ad aver attaccato e colpito lo Stato Islamico seriamente ed essersi potuto opporre a quei paesi che hanno continuato a finanziare il califfato come la Turchia. La Russia sarebbe presto emersa dalla scontro come vincitrice, Assad stava per riprendersi il Paese… quindi un nuovo colpo di scena: un dittatore come lui, che ha saputo barcamenarsi in questi anni, che ha saputo far leva sulle caratteristiche del suo paese, sia per la politica estera che quella interna, che fa?, usa le armi chimiche in zone abitate e bombarda un ospedale in un territorio che presto avrebbe riconquistato facilmente…
Impossibile! Non ho voglia neppure di consigliarvi decine di articoli che provino falsità accuse, non servono prove, basta un minimo di logica. Non aveva bisogno di bombardare quelle zone, insensato farlo con armi chimiche, avrebbe potuto usare qualsiasi altro razzo ed ammesso per assurdo che avesse avuto una minima intenzione del genere, il ricordo di quello che si scatenò quasi 4 anni fa, gli sarebbe bastato per desistere.
Non volendomi ancora esporre sulle immagini dell’attentato perlomeno dubbie, ( ci sarebbero soldati che soccorrono vittime colpite dal gas Sarin senza l’uso di guanti e non rimanendone bruciati) mi pare molto più plausibile la versione secondo la quale un qualche ordigno sia esploso in un deposito ribelle, dove erano contenute armi chimiche, armi che diverse prove hanno dimostrato essere di origine saudita…

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Alcune ore dopo, il Presidente Trump, il quale subito dopo l’attentato chimico del 2013 aveva commentato come stupido un eventuale intervento Usa, quel Trump che fa?, ordina un bombardamento su una base siriana, appoggio anche dell’aviazione russa, impossibile che l’attacco sia stato preparato in così poche ore…
Ora non mi stupirei se il congresso americano facesse passare qualche riforma importante proposta da Donald…
Inutile commentare la stupidità ed inutilità del gesto, rispondere in quel modo non ha rappresentato altro che una provocazione, l’ennesima, al Presidente russo Putin.  Il quale in queste ultime settimane è tornato ad essere vittima del mainstream occidentale ed ora provocato ed obbligato a schierarsi una volta di più con Assad, allargando la distanza tra Usa e Russia, continuando una guerra fredda, indispensabile per i poteri forti americani, preparandosi purtroppo ad una guerra molto calda contro la Russia.

FOR MAKE AMERICA GREAT AGAIN,MAKE WAR AGAIN